Categoria: Pesce In Rete Pagina 16 di 989

Comunicazione e consumo. Conxemar rivoluziona la percezione del pesce congelato

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Comunicazione e consumo. Conxemar rivoluziona la percezione del pesce congelato – L’efficacia di una campagna di comunicazione si misura nella capacità di cambiare le percezioni radicate e raggiungere il consumatore con un messaggio chiaro e diretto. Conxemar, l’Associazione spagnola dei grossisti, importatori, esportatori e trasformatori di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, ha deciso di sfidare i pregiudizi sul pesce congelato con un’iniziativa mirata e coinvolgente. A partire da oggi, 6 marzo, prende il via la campagna Due volte fresco, due volte buono, che vede protagonista il comico e attore Leo Harlem. L’obiettivo è ribaltare le convinzioni errate e dimostrare che il pesce congelato è una scelta di qualità, sicurezza e convenienza.

Un messaggio incisivo per abbattere i pregiudizi

Nonostante il pesce congelato sia parte integrante delle abitudini alimentari di molti consumatori, permane la convinzione che sia di qualità inferiore rispetto al pesce fresco. Conxemar intende scardinare questi preconcetti, sottolineando i vantaggi del prodotto surgelato: grazie all’ultra-congelamento, effettuato subito dopo la cattura, il pesce preserva intatte le sue proprietà nutrizionali, impedendo la proliferazione di microrganismi e mantenendo sapore, consistenza e valore nutritivo.

Il pesce e i frutti di mare rappresentano una risorsa essenziale per un’alimentazione equilibrata, grazie all’elevato contenuto di proteine di alta qualità, Omega-3, iodio, calcio e vitamine. I benefici spaziano dal supporto allo sviluppo neurologico nei bambini fino alla riduzione del rischio di patologie cardiovascolari, rendendo questi alimenti irrinunciabili per il benessere quotidiano.

Leo Harlem in prima linea per una comunicazione diretta e coinvolgente

Per rendere il messaggio immediato e incisivo, la campagna punta su un volto noto della comicità spagnola. Con il suo stile ironico e brillante, Harlem interpreta due situazioni quotidiane, un ristorante e un supermercato, per dimostrare come la scelta del pesce congelato sia non solo sensata, ma vantaggiosa. Nei panni di un cameriere e di un responsabile del reparto surgelati, guida i consumatori nella riscoperta di un prodotto di qualità, sfatando i pregiudizi con argomentazioni convincenti e un tocco di humor.

Ma la strategia comunicativa non si ferma qui. La campagna si estende ai social media con una serie di video esclusivi, in cui Harlem affronta e smonta con ironia i falsi miti legati al pesce congelato. L’operazione prevede una copertura multicanale, dalla televisione alle piattaforme digitali, passando per YouTube e outdoor advertising, per garantire un impatto capillare e diffuso.

Sostenibilità e lotta allo spreco alimentare: un valore aggiunto

Oltre alla qualità e alla sicurezza, il pesce congelato si distingue anche per la sua sostenibilità. La possibilità di conservarlo a lungo senza alterarne le caratteristiche consente di ridurre significativamente lo spreco alimentare e di ottimizzare le risorse ittiche. Inoltre, la stabilità dei prezzi rispetto al pesce fresco protegge i consumatori dalle fluttuazioni del mercato, offrendo un’alternativa accessibile e conveniente.

Dall’alta ristorazione alla cucina domestica, il pesce congelato rappresenta una scelta intelligente, capace di coniugare praticità, gusto e rispetto per l’ambiente. Con questa iniziativa, Conxemar mira a cambiare la percezione collettiva, ribadendo un concetto chiave: il pesce surgelato è davvero “due volte fresco, due volte buono”.

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La pesca siciliana in crisi. Sciacca lancia l’allarme

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La pesca siciliana in crisi. Sciacca lancia l’allarme – La marineria di Sciacca, un tempo fiore all’occhiello della pesca siciliana, sta affrontando una delle crisi più gravi della sua storia. Le imbarcazioni tornano sempre più spesso con reti vuote, i costi operativi aumentano e i pescatori lottano per mantenere in vita un mestiere che sembra scivolare verso il declino. La situazione ha spinto le principali cooperative locali a rivolgersi direttamente al governo nazionale e regionale, chiedendo la dichiarazione dello stato di calamità naturale per un comparto che non riesce più a sopravvivere.

Il problema principale è il drastico calo del pescato nel Canale di Sicilia. Il gambero, una delle specie più redditizie per la flotta di Sciacca, sta diventando sempre più raro, con un impatto devastante sulle economie delle imprese ittiche. Anche il pesce azzurro, come alici e sarde, registra un crollo delle catture, mentre merluzzi, triglie, polpi e calamari si fanno sempre più difficili da trovare. Gli esperti attribuiscono questo fenomeno ai cambiamenti climatici, all’aumento della temperatura delle acque e a dinamiche ambientali ancora poco comprese, che stanno modificando gli equilibri marini della regione.

L’effetto di questa crisi è evidente sulle banchine: le imprese ittiche, schiacciate tra il calo delle entrate e il peso delle spese di gestione, si trovano costrette a ricorrere a prestiti bancari e dilazioni nei pagamenti ai fornitori. Molti pescatori parlano di una condizione ormai insostenibile, con la paura che intere famiglie possano perdere la loro unica fonte di reddito. A Sciacca, oltre 120 imbarcazioni e circa 400 lavoratori dipendono direttamente dalla pesca, senza contare l’indotto delle attività a terra, che sta subendo ripercussioni altrettanto gravi.

Le misure di protezione attuate negli ultimi anni, come le zone di ripopolamento ittico imposte dall’Unione Europea e dalla Regione Siciliana, non sembrano aver sortito gli effetti sperati. Anzi, i pescatori denunciano una situazione ancora più drammatica, con stock ittici che non mostrano segni di ripresa e imprese sempre più in difficoltà. La sensazione è che la politica abbia sottovalutato la gravità del problema, lasciando la marineria siciliana sola ad affrontare una tempesta economica e ambientale senza precedenti.

Serve un piano di intervento immediato. Le istituzioni devono rispondere all’appello delle cooperative di Sciacca e delle altre marinerie siciliane, mettendo in campo strategie efficaci per garantire la sostenibilità del settore. Non si tratta solo di salvare un comparto economico, ma di preservare una tradizione secolare, un’identità culturale e il lavoro di centinaia di persone che hanno fatto della pesca il cuore pulsante della loro comunità. Il tempo stringe, e senza soluzioni concrete, il rischio è che il mare siciliano non sia più una risorsa, ma un confine invalicabile per un’intera generazione di pescatori.

La pesca siciliana in crisi. Sciacca lancia l’allarme

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Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese

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Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese  – La proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche dal 22% al 10% rappresenta un’opportunità per le imprese della filiera ittica italiana. La riduzione dell’IVA consentirebbe infatti di implementare l’ostricoltura e diversificare le produzioni soprattutto in quelle zone del nostro Paese maggiormente colpite dall’emergenza granchio blu, oltre che garantire maggiore accessibilità ad un prodotto oggi riservato a pochi. Con lo stesso spirito di sostenere le imprese della filiera è fondamentale portare avanti anche la proposta di ridurre l’IVA sui prodotti ittici dal 10 al 4% così come oggi e già previsto per i prodotti agricoli. In questo senso abbiamo condiviso le proposte del Parlamento e l’impegno del Ministro Lollobrigida e riteniamo fondamentale una complessiva revisione del sistema IVA dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ottica di sostenere e rafforzare un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese.

Così in una nota Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca.

Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese

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AMA: Sostegno unanime alla riduzione dell’IVA sull’ostrica

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AMA: Sostegno unanime alla riduzione dell’IVA sull’ostrica – L‘Associazione Mediterranea Acquacoltori (AMA), voce autorevole del mondo della molluschicoltura italiana, esprime il suo pieno sostegno alla proposta del Ministro Francesco Lollobrigida di riduzione dell’IVA sull’ostrica.

Questa misura, da tempo sollecitata dall’associazione, rappresenta un passo fondamentale per il rilancio di un settore in forte espansione, ma messo a dura prova da sfide complesse.

Un settore in crescita, ma vulnerabile

L’ostricoltura italiana, che vede numerose imprese associate ad AMA impegnate in prima linea, sta vivendo una fase di significativo sviluppo da nord a sud del Paese. La riduzione dell’IVA proposta dal Ministro Lollobrigida, pertanto, non solo faciliterebbe l’ostrica italiana nel mercato interno, ma fungerebbe da vero e proprio salvagente per un comparto che lotta per la sua sopravvivenza.

Un aiuto concreto per affrontare le crisi

Questa misura si rivela ancora più cruciale in un momento in cui gli allevatori italiani devono fronteggiare crisi multiple:

  • Predazione del granchio blu e altre specie ittiche predatorie: un’emergenza che sta decimando le colture, causando ingenti perdite economiche.
  • Cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature marine, con conseguenti impatti negativi sulle produzioni.

La riduzione dell’IVA, quindi, non solo stimolerebbe la competitività, ma agevolerebbe la diversificazione delle attività, offrendo una via d’uscita a molte imprese in difficoltà.

AMA: al fianco del ministro Lollobrigida

AMA, che annovera tra i suoi associati un numero elevato di ostricoltori, plaude all’iniziativa del Ministro Lollobrigida, che ha saputo ascoltare e portare avanti le istanze di un intero settore. L’associazione si impegna a collaborare attivamente per l’attuazione di questa misura, convinta che essa rappresenti un tassello fondamentale per il futuro della molluschicoltura italiana.

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA” – Il dibattito sulla riduzione dell’IVA sulle ostriche sta guadagnando spazio nell’agenda politica italiana, con la proposta del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di riportare l’aliquota al 10%. Ma già prima di questa dichiarazione, il tema era stato sollevato da esperti del settore, tra cui Federico Menetto, fondatore di BluFarmers.com e conoscitore della filiera dell’acquacoltura.

Menetto, che da anni si occupa di strategie per il settore, lo scorso dicembre aveva già evidenziato l’importanza di riconsiderare la tassazione delle ostriche, accogliendo favorevolmente la riduzione dell’IVA, ma mettendo anche in guardia sul rischio di un intervento limitato alla sola leva fiscale. Per Menetto, il vero cambiamento passa dal riconoscimento dell’ostricoltura come settore strategico per la sostenibilità ambientale e per la creazione di valore economico.
“Le ostriche non sono solo un alimento gourmet, ma un asset ambientale: ogni esemplare è in grado di filtrare grandi quantità di acqua, contribuendo alla qualità degli ecosistemi marini. In Francia e in altri Paesi europei, questo ruolo è già riconosciuto attraverso incentivi e strumenti come i Carbon Credits. L’Italia deve allinearsi a questa visione.”

L’ostricoltura italiana, pur rappresentando un comparto in espansione, deve affrontare sfide strutturali che vanno oltre il costo finale del prodotto. La tassazione al 22%, introdotta nel 2020, ha penalizzato il settore, ma secondo Menetto il problema principale è l’assenza di un riconoscimento istituzionale del contributo ecologico di questi allevamenti.

Le ostriche, come altri molluschi bivalvi, svolgono infatti un ruolo cruciale negli ecosistemi marini: filtrano l’acqua, migliorano la qualità ambientale e possono contribuire a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. In questo contesto, Menetto sottolinea come l’Europa stia già sperimentando modelli di sostegno che premiano l’ostricoltura per la sua funzione ecologica, e invita l’Italia a prendere esempio.
“Non basta abbassare l’IVA: se vogliamo davvero sostenere l’ostricoltura italiana, dobbiamo sviluppare un piano che premi chi investe in acquacoltura sostenibile. In Francia gli allevamenti sono incentivati anche per il loro ruolo ambientale, mentre in Italia siamo ancora ancorati a una visione fiscale e commerciale tradizionale. È un’occasione che non possiamo perdere.”

Per Menetto, però, il focus non deve essere solo sulla riduzione dell’IVA, ma su un cambio di prospettiva più ampio.
“Se ci limitiamo a rivedere l’aliquota fiscale, rischiamo di perdere di vista la vera sfida: integrare l’ostricoltura nelle politiche di sostenibilità ambientale. Incentivare chi opera in modo responsabile e premiare i benefici ecologici di questi allevamenti è la strada giusta per rendere il settore competitivo e attraente per investitori e consumatori.”

L’abbassamento dell’IVA sulle ostriche rappresenterebbe un primo passo per migliorare la competitività dell’ostricoltura italiana, ma da solo non basta a garantire la crescita del comparto. Occorre un approccio più strategico, che vada oltre la sola leva fiscale e che integri strumenti di incentivazione ambientale già adottati all’estero.
Se l’Italia vuole realmente rilanciare il settore, dovrà prendere in considerazione misure più strutturate, capaci di valorizzare non solo il prodotto in sé, ma anche il suo impatto positivo sull’ambiente. Il dibattito è aperto e sarà interessante vedere come evolveranno le politiche di sostegno nei prossimi mesi.

Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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