Categoria: Pesce In Rete Pagina 29 di 989

Hog Island Oyster. La sfida all’acidificazione degli oceani parte dai vivai

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Hog Island Oyster. La sfida all’acidificazione degli oceani parte dai vivai – In un mondo dove l’acidificazione degli oceani minaccia la sopravvivenza delle specie marine, i vivai di ostriche emergono come laboratori di resilienza. Le ostriche, preziose per l’ecosistema marino e per l’economia dell’acquacoltura, stanno affrontando una delle sfide più complesse della nostra era: adattarsi a un ambiente in rapido cambiamento.

Le acque degli oceani stanno diventando più acide a causa dell’assorbimento di anidride carbonica (CO2), un fenomeno che compromette la capacità delle ostriche di formare i loro gusci calcarei. Questo processo, noto come acidificazione degli oceani, ha effetti devastanti sulla crescita e sulla sopravvivenza di larve e giovani esemplari. Tuttavia, aziende visionarie come la Hog Island Oyster Co. stanno riscrivendo le regole del gioco.

Attraverso l’adozione di tecnologie avanzate, i vivai stanno monitorando costantemente i livelli di pH e altri parametri chimici dell’acqua. Sistemi di buffering e tecniche di manipolazione dell’acqua vengono utilizzati per creare microambienti più favorevoli, riducendo lo stress acido sulle giovani ostriche. L’innovazione non si ferma qui: la selezione genetica mirata identifica esemplari naturalmente più resistenti, favorendo la crescita di popolazioni capaci di tollerare condizioni più estreme.

Questi sforzi non sono solo una questione di sopravvivenza biologica, ma rappresentano anche un modello di business sostenibile. L’industria delle ostriche, che contribuisce significativamente all’economia costiera in molte regioni del mondo, dimostra che la sostenibilità ambientale e la redditività economica possono coesistere.

La storia delle ostriche resilienti non è solo una lezione di adattamento biologico, ma anche un esempio di come la scienza e la tecnologia possano essere alleati cruciali nella lotta contro i cambiamenti climatici. Mentre le onde dell’incertezza climatica si infrangono sulle coste globali, i vivai di ostriche rappresentano una speranza tangibile per un futuro più sostenibile.

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Mercato del salmone in fermento

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Mercato del salmone in fermento – La filiera del salmone sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti, dettati da dinamiche produttive e commerciali che stanno ridefinendo gli equilibri globali. In Norvegia, il miglioramento delle condizioni ambientali e le innovazioni in campo veterinario hanno portato a un netto incremento della qualità del salmone allevato. L’adozione di un nuovo vaccino contro l’ulcera invernale e la riduzione delle fioriture di meduse hanno contribuito a una produzione più stabile e con tassi di sopravvivenza più elevati. Questi progressi, uniti a una gestione più efficace dell’allevamento, si riflettono in un prodotto finale di qualità superiore.

Secondo l’analista finanziario Filip Szczesny di Kontali, le esportazioni norvegesi di salmone per la lavorazione verso l’Unione Europea sono diminuite del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fenomeno suggerisce una crescente domanda interna nei mercati premium, che assorbe una quota maggiore del salmone allevato in Norvegia, lasciando l’Europa con un surplus di pesce fresco intero di grandi dimensioni. Questa eccedenza, unita alla riduzione della domanda asiatica, ha innescato una flessione dei prezzi sul mercato europeo, mettendo in difficoltà alcuni operatori del settore.

Nel frattempo, in Cile, il settore dell’acquacoltura ha segnato un nuovo traguardo con un raccolto invernale record di salmone coho, con una crescita del 5% anno su anno e un aumento del peso medio dei pesci del 3% rispetto all’anno precedente. Nonostante questi risultati positivi, la produzione totale cilena ha registrato un calo del 6% su base annua, riflettendo le difficoltà operative di un’industria sempre più soggetta a sfide ambientali e normative stringenti.

Diversa la situazione in Islanda, dove le prospettive per il 2025 appaiono più incerte. Le basse temperature e i problemi sanitari persistenti nei pesci allevati stanno determinando una riduzione delle previsioni di volume, con possibili ripercussioni sulla capacità di esportazione del Paese. L’Islanda, che negli ultimi anni aveva visto una crescita costante del settore ittico, si trova ora a fronteggiare un contesto meno favorevole che potrebbe rallentare la sua espansione nel mercato globale del salmone.

Mentre il comparto norvegese si orienta verso una qualità superiore e una maggiore selettività nei mercati di destinazione, il surplus europeo e la pressione sui prezzi impongono una riflessione sulle strategie future per l’industria del salmone. Il settore dovrà trovare un equilibrio tra innovazione, sostenibilità e competitività per rispondere alle sfide globali e mantenere la propria leadership nel panorama ittico internazionale.

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Come il settore ittico può rispondere alle nuove esigenze dei consumatori?

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Come il settore ittico può rispondere alle nuove esigenze dei consumatori? – Il mercato del consumo alimentare sta cambiando rapidamente. Il nuovo report di Capgemini Research Institute, What Matters to Today’s Consumer? 2025 Consumer Behavior Tracker, analizza le tendenze globali che stanno ridefinendo le scelte dei consumatori, dal crescente interesse per la sostenibilità alla diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi d’acquisto. Come può il settore ittico adattarsi a questo scenario in evoluzione?

Consumatori sempre più attenti alla sostenibilità

Secondo il report Capgemini, il 64% dei consumatori sceglie prodotti percepiti come sostenibili e questa tendenza è in continua crescita. L’attenzione alla provenienza, all’impatto ambientale e alla trasparenza delle etichette sta spingendo i brand a ripensare la propria offerta.

Nel settore ittico, questa tendenza si traduce in una crescente richiesta di pesce certificato e proveniente da acquacoltura e pesca sostenibili. Il report evidenzia che il 38% dei consumatori è disposto a pagare un sovrapprezzo del 1-5% per prodotti sostenibili, un segnale chiaro per il mercato: la sostenibilità è un valore, ma deve essere accessibile. Le aziende ittiche devono quindi lavorare su modelli produttivi che garantiscano trasparenza e tracciabilità senza far lievitare eccessivamente i costi.

Food waste e tracciabilità Il valore della filiera corta

Un altro aspetto chiave del report riguarda la riduzione degli sprechi alimentari (food waste). Il 71% dei consumatori è consapevole dell’impatto ambientale degli sprechi, mentre il 73% sostiene attivamente iniziative dei brand per ridurli. Questo aspetto è cruciale per il settore ittico, dove la deperibilità del prodotto è una sfida quotidiana.

Soluzioni come il fresh frozen (surgelazione immediata post-pesca), il packaging innovativo e il miglioramento della logistica di distribuzione possono aiutare a ridurre lo spreco e garantire un prodotto più fresco e sostenibile.

Gen AI e social commerce L’industria ittica è pronta alla rivoluzione digitale?

Secondo Capgemini, il 58% dei consumatori ha sostituito i motori di ricerca con strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale generativa (Gen AI) per ricevere suggerimenti di acquisto. La personalizzazione è il nuovo paradigma del retail e il settore ittico potrebbe sfruttarla per migliorare l’esperienza d’acquisto.

Non solo: il 53% della Gen Z acquista prodotti tramite Instagram e TikTok. Il mercato ittico ha un’enorme opportunità nel social commerce, ma per sfruttarla è necessario investire in strategie digitali mirate: storytelling, influencer marketing e contenuti educativi sulla qualità e sulla sostenibilità del pesce possono fare la differenza.

Un settore in trasformazione

I dati del Consumer Behavior Tracker 2025 di Capgemini dimostrano che le abitudini di acquisto stanno cambiando rapidamente e che la sostenibilità, la digitalizzazione e la riduzione degli sprechi sono diventati elementi chiave.

Il settore ittico, per restare competitivo, deve anticipare queste tendenze, sviluppando prodotti più trasparenti, tracciabili e sostenibili, ma anche sperimentando nuovi canali di vendita digitale e strategie di comunicazione innovative.

Il futuro del mercato ittico è chiaro: chi saprà evolversi e rispondere a queste nuove esigenze non solo sopravvivrà, ma crescerà in un contesto sempre più esigente e selettivo.

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Pesca a strascico sotto attacco in Francia

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Pesca a strascico sotto attacco in Francia – La pesca a strascico torna al centro del dibattito in Francia, con una polarizzazione crescente tra ambientalisti e settore ittico. La campagna Protect Our Catch, promossa da un gruppo di ONG internazionali (BLOOM, Blue Marine Foundation, Empescat, Environmental Justice Foundation, Oceana, Only, Seas At Risk e Tara Ocean Foundation), ha lanciato un appello al presidente Emmanuel Macron e al commissario europeo per la pesca Costas Kadis per limitare drasticamente questa pratica nelle Aree Marine Protette (AMP), definendola distruttiva per la biodiversità e per il futuro della pesca artigianale.

In risposta, l’Unione degli Armatori Francesi di Pesca (UAPF) e l’Associazione Nazionale delle Organizzazioni di Produttori (ANOP) hanno richiesto un dibattito aperto e basato su dati scientifici, denunciando la retorica allarmista delle ONG e difendendo il ruolo della pesca a strascico nella sicurezza alimentare e nell’economia costiera.

Le posizioni si fanno sempre più distanti. Da un lato, le organizzazioni ambientaliste sostengono che la pesca a strascico minaccia gli ecosistemi marini, impoverisce le risorse ittiche e mina il futuro della pesca su piccola scala. Dall’altro, gli armatori ribattono che la regolamentazione in Francia è tra le più rigorose al mondo e che escludere arbitrariamente la pesca commerciale dalle AMP potrebbe compromettere l’approvvigionamento alimentare e il sostentamento di migliaia di famiglie.

La discussione si inserisce in un contesto più ampio: dopo le decisioni di Svezia e Danimarca di restringere la pesca a strascico nelle loro acque, il dibattito si sta estendendo all’intera Unione Europea. Le ONG spingono affinché la Francia adotti misure simili, creando un effetto domino a livello comunitario. Tuttavia, gli armatori francesi mettono in guardia contro una narrativa che, a loro dire, semplifica eccessivamente la questione, ignorando i reali impatti economici e sociali delle restrizioni.

Il settore ittico denuncia anche l’assenza di una discussione equilibrata, con la pesca a strascico additata come unica responsabile del degrado marino, mentre vengono taciuti problemi come inquinamento, trivellazioni offshore e cambiamenti climatici. Le associazioni di categoria insistono sulla necessità di politiche basate su prove scientifiche e non su pressioni emotive o ideologiche.

La Francia si trova ora di fronte a una decisione cruciale: seguire la strada tracciata dai paesi del Nord Europa o difendere un modello di gestione che concili sostenibilità e attività economica? La risposta potrebbe ridefinire il futuro della pesca a livello continentale.

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Acquacoltura sostenibile, opportunità e sfide per il futuro del settore

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Acquacoltura sostenibile, opportunità e sfide per il futuro del settore – L’acquacoltura ha ormai superato la pesca di cattura come principale fonte di produzione di proteine acquatiche nel mondo. Un settore in rapida espansione che si trova a un bivio: continuare a crescere senza limiti, con il rischio di gravi impatti ambientali e sociali, o abbracciare modelli di sviluppo sostenibile che garantiscano la sicurezza alimentare e la protezione degli ecosistemi marini.

La FAO ha recentemente pubblicato le Linee guida per un’acquacoltura sostenibile, un documento che stabilisce principi fondamentali per il settore, mirando a un equilibrio tra produttività, sostenibilità e benefici per le comunità locali. Vediamo quali sono le principali raccomandazioni e le sfide che gli operatori dovranno affrontare nei prossimi anni.

Governance e pianificazione: la chiave del successo

L’acquacoltura sostenibile non può prescindere da un solido sistema di governance. Secondo la FAO, i governi devono implementare normative trasparenti e prevedibili, facilitare investimenti responsabili e garantire che lo sviluppo dell’acquacoltura sia integrato con le politiche di gestione delle risorse naturali. La pianificazione spaziale è essenziale per individuare aree idonee alla produzione evitando conflitti con la pesca tradizionale o il turismo.

Risorse naturali e impatto ambientale: ridurre l’impronta ecologica

L’uso sostenibile delle risorse è uno dei pilastri fondamentali delle nuove linee guida. La FAO sottolinea la necessità di ridurre l’uso di mangimi a base di pesce provenienti dalla pesca di cattura e incentivare l’uso di proteine alternative, come alghe e insetti. L’acquacoltura multi-trofica integrata rappresenta una soluzione efficace per minimizzare l’inquinamento e ottimizzare il riutilizzo dei nutrienti. Inoltre, è essenziale proteggere la biodiversità, regolando l’introduzione di specie non autoctone e adottando misure di biosicurezza per prevenire la diffusione di malattie.

Responsabilità sociale e sviluppo economico

Un’acquacoltura sostenibile deve garantire anche condizioni di lavoro dignitose e una giusta distribuzione dei benefici economici. Le linee guida FAO pongono particolare attenzione alla tutela dei diritti dei lavoratori, promuovendo condizioni di lavoro eque lungo tutta la filiera. Il coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali è cruciale, soprattutto nelle zone rurali dove l’acquacoltura rappresenta una fonte primaria di reddito. Parimenti, si enfatizza l’importanza dell’uguaglianza di genere e dell’inclusione sociale, offrendo opportunità di formazione e imprenditorialità alle donne e ai giovani.

Il futuro dell’acquacoltura: tra innovazione e sostenibilità

La crescita della domanda globale di prodotti ittici impone una rapida innovazione nel settore. La tecnologia può giocare un ruolo chiave nello sviluppo di un’acquacoltura più sostenibile, con l’introduzione di sistemi di monitoraggio digitale, biotecnologie avanzate per la selezione genetica e tecniche di ricircolo dell’acqua che riducono il consumo idrico e minimizzano l’inquinamento.

La transizione verso un’acquacoltura sostenibile richiede investimenti, collaborazione tra pubblico e privato e una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Le linee guida FAO offrono un quadro chiaro per affrontare le sfide future, ma spetta agli operatori del settore cogliere questa opportunità e trasformare l’acquacoltura in un motore di crescita economica responsabile.

Il settore dell’acquacoltura si trova davanti a un’opportunità storica: dimostrare che è possibile produrre di più con meno impatto, garantendo sicurezza alimentare e sostenibilità. Le aziende che sapranno adattarsi alle nuove richieste di mercato e adottare pratiche innovative saranno le protagoniste del futuro blu dell’industria ittica.

Acquacoltura sostenibile, opportunità e sfide per il futuro del settore

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