Categoria: Pesce In Rete Pagina 57 di 989

Emilia-Romagna. 1 milione di euro per smaltimento granchio blu

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Emilia-Romagna. 1 milione di euro per smaltimento granchio blu – Un ulteriore sostegno alle imprese di pesca e acquacoltura colpite dalla proliferazione del granchio blu, il crostaceo invasivo che ha messo in crisi il settore in Emilia-Romagna.

La Regione ha emesso l’ordine di pagamento per un milione di euro per il rimborso delle operazioni di smaltimento del granchio blu, destinato al consorzio Con.Uno che ha gestito, per conto delle imprese di pesca di Goro e Comacchio tra gennaio e settembre 2024, la raccolta e il trasporto dei crostacei non commercializzabili e destinati allo smaltimento.

Il Consorzio Con. Uno che rappresenta le imprese di pesca e acquacoltura delle marinerie di Goro e Comacchio ha provveduto alla raccolta e alla conduzione alle discariche per tutte le aziende dell’area che si sono occupate del trasporto da mare a terra nel periodo compreso fra gennaio e settembre 2024.
Il quantitativo smaltito è stato di circa 700 tonnellate con un rimborso pari a 1,50 euro per chilogrammo di prodotto. Una cifra in cui forfettariamente sono ricompresi i costi sostenuti per il trasporto, la movimentazione, a terra e in mare, degli esemplari di granchio, gli oneri e i costi sostenuti per lo smaltimento in discarica o in centri autorizzati, nonché i costi amministrativi per la gestione e l’organizzazione delle operazioni.

“Abbiamo pagato i contributi per lo smaltimento del granchio blu non commercializzabile, un ulteriore costo che grava su imprese già in difficoltà per le mancate produzioni di vongole per sostenere il loro reddito – affermano gli assessori Alessio Mammi, Agricoltura e Pesca, e Paolo Calvano, Bilancio -. I dati del calo di produzione nella sacca di Goro e nei canali adduttori di Comacchio sono drammatici: siamo al lavoro senza sosta per mettere in campo contromisure adeguate, ma la situazione è grave”.

“Dunque – chiudono Mammi e Calvano – con questo provvedimento proviamo a garantire risorse alle imprese di pesca e acquacoltura, consapevoli che per contrastare un’emergenza di tale portata non è sufficiente l’intervento di un singolo territorio: è indispensabile una strategia comune di livello nazionale con strumenti straordinari per intervenire in quella che è una vera e propria emergenza economica e sociale”.

Nel 2023 la Regione aveva ha già messo a disposizione delle imprese contributi per un milione di euro. L’aiuto regionale per il 2024 in ordine di pagamento in questi giorni è stato inserito a bilancio e comunicato alla Commissione Europea come aiuto di Stato in esenzione, rappresentando un passo concreto verso il sostegno alle attività locali.

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Piana: UE non può distruggere il settore, urgente difendere la pesca italiana

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Piana: UE non può distruggere il settore, urgente difendere la pesca italiana – “Difendere la pesca e tutelare i lavoratori del settore sono per noi priorità assolute, per questo confidiamo fortemente nella moratoria sulle misure di gestione della pesca nel Mar Mediterraneo che verrebbero introdotte dall’Unione Europea, a partire dal 2025. Il nostro obiettivo è infatti quello di arrivare ad una proposta alternativa rispetto al piano dell’esecutivo comunitario, per garantire la sostenibilità e la vitalità del settore della pesca”.

Lo ha dichiarato Alessandro Piana, vice presidente della Regione Liguria e assessore con delega alla Pesca a seguito delle pesanti restrizioni alle giornate della pesca annunciate dall’Europa.

“La Regione Liguria è in prima linea per salvaguardare gli interessi dei suoi pescatori che da anni affrontano sacrifici significativi per rispettare le direttive europee – ha ribadito il vicepresidente della Regione Liguria Alessandro Piana – Raggiungeremo un accordo solo se sarà soddisfacente per loro e per la sostenibilità economica delle imprese che rappresentano. Mi aspetto una proposta ragionevole da parte della Commissione Europea, che tenga conto degli sforzi compiuti negli ultimi cinque anni. Non possiamo tollerare che l’Unione Europea continui a trattare la pesca come un settore da criminalizzare. È necessario un intervento immediato e risolutivo per salvaguardare il comparto ittico italiano ed i relativi posti di lavoro”.



Alessandro Piana ha sottolineato come la Liguria stia promuovendo un dialogo costruttivo con il Governo nazionale e le istituzioni europee per trovare soluzioni che bilancino la tutela ambientale e il diritto al lavoro.

“Le nostre flotte – ha continuato il vice presidente – hanno già dimostrato impegno e responsabilità verso una pesca sostenibile. Ora spetta all’Europa riconoscere questi sforzi e collaborare per trovare alternative concrete e percorribili che non mettano a rischio l’economia e il futuro delle nostre comunità costiere.
Come Regione Liguria continueremo a sostenere i pescatori, promuovendo misure che garantiscano la competitività del settore e il rispetto delle tradizioni legate alla pesca, fondamentale pilastro dell’identità e dell’economia del territorio. Impediremo fortemente l’attacco che è in corso alla pesca del gambero rosso, eccellenza della Liguria e simbolo della tradizione italiana, che non può essere sacrificata sull’altare di politiche europee miopi e ingiuste. Ci opporremo con forza, congiuntamente al governo e insieme anche a Paesi come Spagna e Francia, a qualsiasi misura che metta a rischio questa attività, fondamentale per le nostre comunità e per la nostra economia”.

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L’AI rivoluziona l’acquacoltura con un’app che conta i pesci in tempo reale

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L’AI rivoluziona l’acquacoltura con un’app che conta i pesci in tempo reale – L’innovazione tecnologica sta rivoluzionando l’industria ittica, e un esempio emblematico è l’applicazione di intelligenza artificiale (AI) sviluppata congiuntamente da SoftBank e Aizip. Questa app, capace di contare i pesci in tempo reale con un’accuratezza fino al 95%, ha recentemente ricevuto l’invito per il ritiro di un premio al CES 2025.

La combinazione della tecnologia di simulazione grafica di SoftBank con l’expertise AI di Aizip ha portato alla creazione di uno strumento efficiente e a basso consumo energetico. L’app consente agli operatori dell’acquacoltura di utilizzare i propri smartphone per monitorare le popolazioni ittiche, anche in assenza di connessioni di rete, in mare aperto.

Oltre al conteggio dei pesci, l’app integra un programma di domande e risposte basato su AI, capace di interpretare e rispondere con un’accuratezza del 96% a quesiti posti in linguaggio naturale. Questa funzionalità migliora l’interazione dell’utente con il sistema, rendendo l’applicazione più intuitiva e versatile.

L’introduzione di tali tecnologie rappresenta un passo significativo verso una gestione più sostenibile ed efficiente delle risorse marine. L’adozione di strumenti basati su AI nell’acquacoltura non solo ottimizza le operazioni quotidiane, ma contribuisce anche alla conservazione degli ecosistemi marini, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo pratiche più responsabili.

In un contesto globale in cui la domanda di prodotti ittici è in costante crescita, l’implementazione di soluzioni innovative come questa è cruciale. Esse offrono agli operatori del settore strumenti avanzati per monitorare e gestire le risorse in modo più efficace, garantendo al contempo la sostenibilità a lungo termine dell’industria ittica.

L’app di SoftBank e Aizip sarà presentata ufficialmente al CES 2025 il 7 gennaio a Las Vegas, offrendo un’opportunità per approfondire le potenzialità di questa tecnologia e il suo impatto futuro sull’acquacoltura.

L’AI rivoluziona l’acquacoltura con un’app che conta i pesci in tempo reale

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Il cambiamento climatico in Alaska segnala una crisi globale

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Il cambiamento climatico in Alaska segnala una crisi globale – L’Alaska, con il suo fragile equilibrio ambientale, è un laboratorio naturale che riflette i drammatici effetti del cambiamento climatico globale. Il nuovo report dell’Università dell’Alaska Fairbanks, Alaska’s Changing Environment“, dipinge un quadro preoccupante, non solo per la regione, ma per il mondo intero. Questo documento non si limita a fornire dati: è un invito urgente a riconoscere la realtà che stiamo vivendo e a prendere provvedimenti immediati per mitigarne gli effetti.

L’innalzamento delle temperature nel periodo invernale è uno dei fenomeni più marcati: nelle regioni settentrionali dell’Alaska, le temperature sono aumentate di oltre 8 gradi Fahrenheit in cinquant’anni. Questi numeri, dietro cui si nascondono impatti devastanti, rappresentano molto più di una statistica. Il cambiamento della durata e della tipologia delle precipitazioni – con piogge che sempre più spesso sostituiscono la neve e stagioni nevose accorciate – altera gli ecosistemi e compromette le attività umane. Questo è un chiaro segnale che il tempo per agire si sta esaurendo.

Gli eventi estremi, come il tifone Merbok nel 2022 o le frane che hanno colpito la regione, sono un monito costante della fragilità delle infrastrutture e della vulnerabilità delle comunità locali. Questi fenomeni non sono più eccezioni ma stanno diventando la norma, una realtà che non possiamo più ignorare.

Il crollo delle popolazioni di salmoni, una risorsa vitale per l’Alaska, rappresenta un ulteriore campanello d’allarme. La riduzione dell’80% dei salmoni reali nel fiume Yukon e del 90% dei salmoni chum nell’Alaska occidentale non è solo un problema locale. È il riflesso di un sistema globale in disequilibrio, dove l’aumento delle temperature e la perdita di habitat naturali stanno mettendo a rischio interi settori economici e culturali.

Se l’Alaska è il simbolo di una crisi che si intensifica, allora il resto del mondo dovrebbe prestare attenzione. Quello che accade qui è un’anticipazione di ciò che potremmo vedere ovunque: un clima instabile, ecosistemi in sofferenza e comunità che lottano per adattarsi. In un contesto più ampio, il rapporto dell’Alaska è un appello a cambiare rotta, a investire in soluzioni sostenibili e a ridurre le emissioni di gas serra. Non si tratta solo di proteggere l’Alaska; si tratta di salvaguardare il futuro del nostro pianeta.

La transizione verso energie rinnovabili, l’adozione di politiche ambientali più rigorose e la sensibilizzazione delle comunità sono passi indispensabili. Ogni nazione, regione e cittadino ha la responsabilità di contribuire a un cambiamento positivo. Il tempo per agire è ora, e l’Alaska ci mostra che il costo dell’inazione è troppo alto per essere ignorato.

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La sfida delle certificazioni nel settore ittico tra sostenibilità e accessibilità

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La sfida delle certificazioni nel settore ittico tra sostenibilità e accessibilità – Immaginate un produttore ittico, che ogni giorno lavora per portare sul mercato prodotti di qualità, rispettando l’ambiente e contribuendo all’economia locale. Ora immaginate che, per entrare nei circuiti commerciali più remunerativi o ottenere visibilità presso i consumatori più consapevoli, questo produttore si trovi costretto ad affrontare costi spropositati per ottenere una certificazione come Global GAP o ASC. La sostenibilità, invece che essere un traguardo condiviso, rischia di diventare un lusso accessibile solo ai grandi operatori. È qui che si gioca una delle sfide cruciali per il settore ittico: garantire un accesso equo alle certificazioni volontarie, trasformandole da ostacolo in opportunità.

Certificazioni: una leva per la sostenibilità

Le certificazioni volontarie non sono solo un biglietto da visita per i mercati internazionali, ma rappresentano un impegno verso la qualità e la trasparenza. Marchi come ASC indicano che il prodotto ittico proviene da filiere che rispettano criteri rigorosi di sostenibilità ambientale e sociale. Per i consumatori, sempre più attenti alle pratiche produttive, queste etichette sono un segno di fiducia e responsabilità.

Piccoli produttori: un impegno che pesa

Dietro i vantaggi delle certificazioni si nasconde una realtà complessa. Molti piccoli operatori, pur adottando metodi rispettosi dell’ambiente, non riescono a sostenere i costi economici e burocratici necessari per ottenere una certificazione. Questo li esclude dai mercati più redditizi e li mette in competizione con grandi produttori che dispongono di risorse ben più ampie. La sfida è chiara: come rendere l’accesso alle certificazioni più equo, senza compromettere la qualità e il rigore degli standard?

Verso un futuro più inclusivo

Alcuni programmi stanno cercando di colmare questa lacuna, offrendo supporto tecnico e assistenza ai piccoli produttori per avvicinarli agli standard richiesti. ASC ha sviluppato infatti iniziative come la certificazione di gruppo e l’Improver Programme. Il loro obiettivo è trasformare le certificazioni in un’opportunità reale, accessibile anche alle realtà più piccole, favorendo l’integrazione nel mercato globale. I vantaggi di un approccio inclusivo sono evidenti: maggiore competitività per i piccoli produttori, diversificazione del settore e un messaggio più forte di sostenibilità per i consumatori.

Sostenibilità come motore di innovazione

Rendere le certificazioni accessibili non è solo una questione di equità, ma una strategia per valorizzare la diversità del settore ittico e promuovere pratiche che tutelano l’ambiente e le comunità locali. Investire in strumenti che supportino i piccoli produttori significa proteggere un patrimonio di tradizioni e costruire un mercato che premia la sostenibilità come valore condiviso.
Certificarsi non dovrebbe essere un ostacolo, ma un’opportunità per crescere e distinguersi. Facilitare questo percorso è fondamentale per costruire un futuro in cui la sostenibilità sia davvero alla portata di tutti, dal piccolo produttore al consumatore globale.

La sfida delle certificazioni nel settore ittico tra sostenibilità e accessibilità

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