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L’AI rivoluziona l’acquacoltura con un’app che conta i pesci in tempo reale

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L’AI rivoluziona l’acquacoltura con un’app che conta i pesci in tempo reale – L’innovazione tecnologica sta rivoluzionando l’industria ittica, e un esempio emblematico è l’applicazione di intelligenza artificiale (AI) sviluppata congiuntamente da SoftBank e Aizip. Questa app, capace di contare i pesci in tempo reale con un’accuratezza fino al 95%, ha recentemente ricevuto l’invito per il ritiro di un premio al CES 2025.

La combinazione della tecnologia di simulazione grafica di SoftBank con l’expertise AI di Aizip ha portato alla creazione di uno strumento efficiente e a basso consumo energetico. L’app consente agli operatori dell’acquacoltura di utilizzare i propri smartphone per monitorare le popolazioni ittiche, anche in assenza di connessioni di rete, in mare aperto.

Oltre al conteggio dei pesci, l’app integra un programma di domande e risposte basato su AI, capace di interpretare e rispondere con un’accuratezza del 96% a quesiti posti in linguaggio naturale. Questa funzionalità migliora l’interazione dell’utente con il sistema, rendendo l’applicazione più intuitiva e versatile.

L’introduzione di tali tecnologie rappresenta un passo significativo verso una gestione più sostenibile ed efficiente delle risorse marine. L’adozione di strumenti basati su AI nell’acquacoltura non solo ottimizza le operazioni quotidiane, ma contribuisce anche alla conservazione degli ecosistemi marini, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo pratiche più responsabili.

In un contesto globale in cui la domanda di prodotti ittici è in costante crescita, l’implementazione di soluzioni innovative come questa è cruciale. Esse offrono agli operatori del settore strumenti avanzati per monitorare e gestire le risorse in modo più efficace, garantendo al contempo la sostenibilità a lungo termine dell’industria ittica.

L’app di SoftBank e Aizip sarà presentata ufficialmente al CES 2025 il 7 gennaio a Las Vegas, offrendo un’opportunità per approfondire le potenzialità di questa tecnologia e il suo impatto futuro sull’acquacoltura.

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Il cambiamento climatico in Alaska segnala una crisi globale

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Il cambiamento climatico in Alaska segnala una crisi globale – L’Alaska, con il suo fragile equilibrio ambientale, è un laboratorio naturale che riflette i drammatici effetti del cambiamento climatico globale. Il nuovo report dell’Università dell’Alaska Fairbanks, Alaska’s Changing Environment“, dipinge un quadro preoccupante, non solo per la regione, ma per il mondo intero. Questo documento non si limita a fornire dati: è un invito urgente a riconoscere la realtà che stiamo vivendo e a prendere provvedimenti immediati per mitigarne gli effetti.

L’innalzamento delle temperature nel periodo invernale è uno dei fenomeni più marcati: nelle regioni settentrionali dell’Alaska, le temperature sono aumentate di oltre 8 gradi Fahrenheit in cinquant’anni. Questi numeri, dietro cui si nascondono impatti devastanti, rappresentano molto più di una statistica. Il cambiamento della durata e della tipologia delle precipitazioni – con piogge che sempre più spesso sostituiscono la neve e stagioni nevose accorciate – altera gli ecosistemi e compromette le attività umane. Questo è un chiaro segnale che il tempo per agire si sta esaurendo.

Gli eventi estremi, come il tifone Merbok nel 2022 o le frane che hanno colpito la regione, sono un monito costante della fragilità delle infrastrutture e della vulnerabilità delle comunità locali. Questi fenomeni non sono più eccezioni ma stanno diventando la norma, una realtà che non possiamo più ignorare.

Il crollo delle popolazioni di salmoni, una risorsa vitale per l’Alaska, rappresenta un ulteriore campanello d’allarme. La riduzione dell’80% dei salmoni reali nel fiume Yukon e del 90% dei salmoni chum nell’Alaska occidentale non è solo un problema locale. È il riflesso di un sistema globale in disequilibrio, dove l’aumento delle temperature e la perdita di habitat naturali stanno mettendo a rischio interi settori economici e culturali.

Se l’Alaska è il simbolo di una crisi che si intensifica, allora il resto del mondo dovrebbe prestare attenzione. Quello che accade qui è un’anticipazione di ciò che potremmo vedere ovunque: un clima instabile, ecosistemi in sofferenza e comunità che lottano per adattarsi. In un contesto più ampio, il rapporto dell’Alaska è un appello a cambiare rotta, a investire in soluzioni sostenibili e a ridurre le emissioni di gas serra. Non si tratta solo di proteggere l’Alaska; si tratta di salvaguardare il futuro del nostro pianeta.

La transizione verso energie rinnovabili, l’adozione di politiche ambientali più rigorose e la sensibilizzazione delle comunità sono passi indispensabili. Ogni nazione, regione e cittadino ha la responsabilità di contribuire a un cambiamento positivo. Il tempo per agire è ora, e l’Alaska ci mostra che il costo dell’inazione è troppo alto per essere ignorato.

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La sfida delle certificazioni nel settore ittico tra sostenibilità e accessibilità

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La sfida delle certificazioni nel settore ittico tra sostenibilità e accessibilità – Immaginate un produttore ittico, che ogni giorno lavora per portare sul mercato prodotti di qualità, rispettando l’ambiente e contribuendo all’economia locale. Ora immaginate che, per entrare nei circuiti commerciali più remunerativi o ottenere visibilità presso i consumatori più consapevoli, questo produttore si trovi costretto ad affrontare costi spropositati per ottenere una certificazione come Global GAP o ASC. La sostenibilità, invece che essere un traguardo condiviso, rischia di diventare un lusso accessibile solo ai grandi operatori. È qui che si gioca una delle sfide cruciali per il settore ittico: garantire un accesso equo alle certificazioni volontarie, trasformandole da ostacolo in opportunità.

Certificazioni: una leva per la sostenibilità

Le certificazioni volontarie non sono solo un biglietto da visita per i mercati internazionali, ma rappresentano un impegno verso la qualità e la trasparenza. Marchi come ASC indicano che il prodotto ittico proviene da filiere che rispettano criteri rigorosi di sostenibilità ambientale e sociale. Per i consumatori, sempre più attenti alle pratiche produttive, queste etichette sono un segno di fiducia e responsabilità.

Piccoli produttori: un impegno che pesa

Dietro i vantaggi delle certificazioni si nasconde una realtà complessa. Molti piccoli operatori, pur adottando metodi rispettosi dell’ambiente, non riescono a sostenere i costi economici e burocratici necessari per ottenere una certificazione. Questo li esclude dai mercati più redditizi e li mette in competizione con grandi produttori che dispongono di risorse ben più ampie. La sfida è chiara: come rendere l’accesso alle certificazioni più equo, senza compromettere la qualità e il rigore degli standard?

Verso un futuro più inclusivo

Alcuni programmi stanno cercando di colmare questa lacuna, offrendo supporto tecnico e assistenza ai piccoli produttori per avvicinarli agli standard richiesti. ASC ha sviluppato infatti iniziative come la certificazione di gruppo e l’Improver Programme. Il loro obiettivo è trasformare le certificazioni in un’opportunità reale, accessibile anche alle realtà più piccole, favorendo l’integrazione nel mercato globale. I vantaggi di un approccio inclusivo sono evidenti: maggiore competitività per i piccoli produttori, diversificazione del settore e un messaggio più forte di sostenibilità per i consumatori.

Sostenibilità come motore di innovazione

Rendere le certificazioni accessibili non è solo una questione di equità, ma una strategia per valorizzare la diversità del settore ittico e promuovere pratiche che tutelano l’ambiente e le comunità locali. Investire in strumenti che supportino i piccoli produttori significa proteggere un patrimonio di tradizioni e costruire un mercato che premia la sostenibilità come valore condiviso.
Certificarsi non dovrebbe essere un ostacolo, ma un’opportunità per crescere e distinguersi. Facilitare questo percorso è fondamentale per costruire un futuro in cui la sostenibilità sia davvero alla portata di tutti, dal piccolo produttore al consumatore globale.

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Tiozzo: in arrivo ulteriori 3,7 milioni di euro per combattere il granchio blu

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Tiozzo: in arrivo ulteriori 3,7 milioni di euro per combattere il granchio blu – In arrivo ulteriori 3,7 milioni di euro per combattere il granchio blu, incrementando così i fondi messi a disposizione con il decreto legislativo 102. Lo rende noto Confcooperative Fedagripesca nell’esprimere soddisfazione per il via libera al decreto fiscale collegato alla manovra finanziaria che prevede il rifinanziamento degli indennizzi per le imprese colpite dal granchio blu.

“Con questa norma, promossa ed ora accolta con soddisfazione da Confcooperative, aumentano complessivamente le risorse a disposizione per corrispondere gli indennizzi già ammessi ma non finanziabili, se non in piccola parte, in favore degli operatori colpiti dall’emergenza granchio blu esplosa nell’estate del 2023 che ha visto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia andare in fumo oltre il 90% della produzione di vongole veraci”, commenta il vicepresidente Confcooperative Fedagripesca Paolo Tiozzo.

Il testo è stato approvato definitivamente dall’aula del Senato e si attende ora la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tiozzo: in arrivo ulteriori 3,7 milioni di euro per combattere il granchio blu

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Acquacoltura in Europa: il vero competitor è il prodotto importato

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Acquacoltura in Europa: il vero competitor è il prodotto importato – Nel settore dell’acquacoltura europea, la concorrenza più dura non arriva dai produttori locali, ma dai prodotti importati. Spesso offerti a prezzi più bassi, questi ultimi entrano nel mercato europeo beneficiando di normative meno stringenti e controlli meno rigorosi rispetto a quelli imposti ai produttori dell’Unione Europea. Questo squilibrio crea sfide importanti non solo per i produttori locali, ma anche per la sicurezza alimentare e la fiducia dei consumatori.

La differenza tra i prodotti europei e quelli importati non si limita al costo: riguarda soprattutto il livello di standard applicati. Mentre i produttori dell’UE rispettano regolamenti severi e controlli costanti, i prodotti provenienti da paesi terzi seguono normative diverse, spesso meno rigorose, che possono compromettere la qualità e la sicurezza.

Un sistema normativo rigoroso per la sicurezza alimentare

La sicurezza alimentare nell’Unione Europea è regolata da un complesso e articolato sistema di normative, che pone l’accento sulla qualità e sulla tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera. Due regolamenti chiave, il Regolamento (CE) n. 178/2002 e il Regolamento (CE) n. 853/2004, sono alla base della gestione della sicurezza nel settore dell’acquacoltura.

Il Regolamento (CE) n. 178/2002, noto anche come “legge alimentare generale”, introduce il principio della tracciabilità obbligatoria, imponendo agli operatori del settore alimentare di documentare ogni fase del ciclo produttivo, dalla produzione alla distribuzione. Questo sistema permette di identificare e isolare rapidamente eventuali lotti non conformi, proteggendo i consumatori da potenziali rischi. La normativa è alla base di una gestione trasparente e sicura degli alimenti all’interno dell’UE. (EUR-Lex 178/2002)

Il Regolamento (CE) n. 853/2004 stabilisce requisiti igienici specifici per gli alimenti di origine animale, tra cui quelli derivanti dall’acquacoltura. Le norme coprono ogni aspetto della produzione, dalla gestione degli allevamenti al confezionamento, per assicurare che i prodotti siano sicuri e conformi ai più alti standard di qualità. Questo regolamento è cruciale per mantenere l’elevata reputazione dei prodotti ittici europei nel mercato globale. (EUR-Lex 853/2004)

I limiti dei prodotti importati

I prodotti ittici importati nell’UE devono soddisfare determinati requisiti di sicurezza alimentare. Tuttavia, le normative e i controlli nei paesi di origine possono differire significativamente dagli standard europei. Questo può portare a discrepanze nella qualità e nella sicurezza dei prodotti che raggiungono il mercato europeo.

Sebbene esistano controlli ai punti di ingresso nell’UE, come i Punti di Controllo Frontalieri (PCF), questi rappresentano verifiche puntuali e non continuative. Un lotto di gamberi importati, ad esempio, può superare le ispezioni al momento dell’ingresso nell’UE, ma la mancanza di un sistema di tracciabilità equivalente a quello europeo può rendere difficile individuare e ritirare rapidamente prodotti non conformi.

Sostenibilità e certificazioni: un altro nodo cruciale

Un’altra importante differenza tra i prodotti europei e quelli importati riguarda la sostenibilità. In Europa, i produttori devono rispettare severe norme ambientali, mentre nei paesi terzi tali standard possono essere meno rigorosi o del tutto assenti.

Le certificazioni volontarie, come Global GAP o ASC, possono rappresentare un mezzo per garantire una qualità superiore, ma il loro costo elevato le rende spesso inaccessibili per i piccoli produttori, sia europei che extra-europei. Investire in supporto economico o tecnico per questi produttori è essenziale per creare un sistema più equo e competitivo.

Per riequilibrare il mercato, è essenziale promuovere l’armonizzazione degli standard di sicurezza alimentare a livello internazionale. Standard condivisi, come quelli del Codex Alimentarius, potrebbero ridurre le differenze e garantire una competizione più equa. Tuttavia, attualmente, restano disparità significative, come nel caso del pangasio o dei gamberetti provenienti dall’Asia, che affrontano ostacoli legati a limiti di residui chimici non uniformi.

La piena tracciabilità è una sfida fondamentale per il settore. L’adozione di tecnologie innovative, come la blockchain, potrebbe offrire una soluzione, consentendo di monitorare ogni fase della produzione in modo trasparente e accessibile. Tuttavia, l’implementazione di questi sistemi richiede investimenti significativi e una collaborazione più stretta tra le parti interessate.

Il futuro dell’acquacoltura europea

Il futuro dell’acquacoltura europea dipende dalla capacità di affrontare questa competizione asimmetrica. Rafforzare i controlli sui prodotti importati, promuovere certificazioni accessibili e lavorare verso un sistema normativo armonizzato sono passi indispensabili per garantire che i prodotti europei possano competere in modo equo e continuare a offrire qualità, sicurezza e sostenibilità. Solo così sarà possibile tutelare i consumatori, valorizzare il lavoro dei produttori locali e mantenere elevati standard lungo tutta la filiera.

Acquacoltura in Europa: il vero competitor è il prodotto importato

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