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Acquacoltura in Europa: il vero competitor è il prodotto importato – Nel settore dell’acquacoltura europea, la concorrenza più dura non arriva dai produttori locali, ma dai prodotti importati. Spesso offerti a prezzi più bassi, questi ultimi entrano nel mercato europeo beneficiando di normative meno stringenti e controlli meno rigorosi rispetto a quelli imposti ai produttori dell’Unione Europea. Questo squilibrio crea sfide importanti non solo per i produttori locali, ma anche per la sicurezza alimentare e la fiducia dei consumatori.
La differenza tra i prodotti europei e quelli importati non si limita al costo: riguarda soprattutto il livello di standard applicati. Mentre i produttori dell’UE rispettano regolamenti severi e controlli costanti, i prodotti provenienti da paesi terzi seguono normative diverse, spesso meno rigorose, che possono compromettere la qualità e la sicurezza.
Un sistema normativo rigoroso per la sicurezza alimentare
La sicurezza alimentare nell’Unione Europea è regolata da un complesso e articolato sistema di normative, che pone l’accento sulla qualità e sulla tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera. Due regolamenti chiave, il Regolamento (CE) n. 178/2002 e il Regolamento (CE) n. 853/2004, sono alla base della gestione della sicurezza nel settore dell’acquacoltura.
Il Regolamento (CE) n. 178/2002, noto anche come “legge alimentare generale”, introduce il principio della tracciabilità obbligatoria, imponendo agli operatori del settore alimentare di documentare ogni fase del ciclo produttivo, dalla produzione alla distribuzione. Questo sistema permette di identificare e isolare rapidamente eventuali lotti non conformi, proteggendo i consumatori da potenziali rischi. La normativa è alla base di una gestione trasparente e sicura degli alimenti all’interno dell’UE. (EUR-Lex 178/2002)
Il Regolamento (CE) n. 853/2004 stabilisce requisiti igienici specifici per gli alimenti di origine animale, tra cui quelli derivanti dall’acquacoltura. Le norme coprono ogni aspetto della produzione, dalla gestione degli allevamenti al confezionamento, per assicurare che i prodotti siano sicuri e conformi ai più alti standard di qualità. Questo regolamento è cruciale per mantenere l’elevata reputazione dei prodotti ittici europei nel mercato globale. (EUR-Lex 853/2004)
I limiti dei prodotti importati
I prodotti ittici importati nell’UE devono soddisfare determinati requisiti di sicurezza alimentare. Tuttavia, le normative e i controlli nei paesi di origine possono differire significativamente dagli standard europei. Questo può portare a discrepanze nella qualità e nella sicurezza dei prodotti che raggiungono il mercato europeo.
Sebbene esistano controlli ai punti di ingresso nell’UE, come i Punti di Controllo Frontalieri (PCF), questi rappresentano verifiche puntuali e non continuative. Un lotto di gamberi importati, ad esempio, può superare le ispezioni al momento dell’ingresso nell’UE, ma la mancanza di un sistema di tracciabilità equivalente a quello europeo può rendere difficile individuare e ritirare rapidamente prodotti non conformi.
Sostenibilità e certificazioni: un altro nodo cruciale
Un’altra importante differenza tra i prodotti europei e quelli importati riguarda la sostenibilità. In Europa, i produttori devono rispettare severe norme ambientali, mentre nei paesi terzi tali standard possono essere meno rigorosi o del tutto assenti.
Le certificazioni volontarie, come Global GAP o ASC, possono rappresentare un mezzo per garantire una qualità superiore, ma il loro costo elevato le rende spesso inaccessibili per i piccoli produttori, sia europei che extra-europei. Investire in supporto economico o tecnico per questi produttori è essenziale per creare un sistema più equo e competitivo.
Per riequilibrare il mercato, è essenziale promuovere l’armonizzazione degli standard di sicurezza alimentare a livello internazionale. Standard condivisi, come quelli del Codex Alimentarius, potrebbero ridurre le differenze e garantire una competizione più equa. Tuttavia, attualmente, restano disparità significative, come nel caso del pangasio o dei gamberetti provenienti dall’Asia, che affrontano ostacoli legati a limiti di residui chimici non uniformi.
La piena tracciabilità è una sfida fondamentale per il settore. L’adozione di tecnologie innovative, come la blockchain, potrebbe offrire una soluzione, consentendo di monitorare ogni fase della produzione in modo trasparente e accessibile. Tuttavia, l’implementazione di questi sistemi richiede investimenti significativi e una collaborazione più stretta tra le parti interessate.
Il futuro dell’acquacoltura europea
Il futuro dell’acquacoltura europea dipende dalla capacità di affrontare questa competizione asimmetrica. Rafforzare i controlli sui prodotti importati, promuovere certificazioni accessibili e lavorare verso un sistema normativo armonizzato sono passi indispensabili per garantire che i prodotti europei possano competere in modo equo e continuare a offrire qualità, sicurezza e sostenibilità. Solo così sarà possibile tutelare i consumatori, valorizzare il lavoro dei produttori locali e mantenere elevati standard lungo tutta la filiera.
Acquacoltura in Europa: il vero competitor è il prodotto importato
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