Categoria: Pesce In Rete Pagina 66 di 989

Cormorani. Cisint: “Danni insostenibili ad ambiente e pesca, li si renda cacciabili”

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Cormorani. Cisint: “Danni insostenibili ad ambiente e pesca, li si renda cacciabili” – Con un’interrogazione mirata, cofirmata dal collega Aldo Patriciello, l’europarlamentare friulana Anna Maria Cisint ha chiesto alla Commissione europea quali azioni legislative e in che tempi intenda intraprendere per risolvere il problema del cormorano (Phalacrocorax carbo), uccello ittiofago in continuo aumento, che ormai da tempo sta creando problemi alla pesca e alla biodiversitá.

“L’impatto del cormorano sulle popolazioni ittiche e sugli ecosistemi umidi é gravemente peggiorato: in Italia la specie é in continuo aumento ed ha iniziato ad espandersi a quote altimetriche elevate lungo corsi d’acqua e laghi alpini. Nelle lagune italiane produrre pesce biologico in maniera estensiva é diventato ormai antieconomico. A farne le spese inoltre, specie ittiche di elevata valenza ambientale come il temolo e l’anguilla. Le deroghe per il prelievo straordinario restano inapplicate o applicate in modo disomogeneo e comunque insufficiente e le lungaggini burocratiche cosí come le battaglie ideologiche di alcune categorie a discapito della biodiversitá, peggiorano il quadro. Nel frattempo, il danno ecologico aumenta costantemente. Ho chiesto quindi la possibilitá di intervenire direttamente sugli allegati della Direttiva Uccelli al fine di rendere cacciabile la specie in tutti i paesi membri. Ricordo che per il lupo il Consiglio europeo ha dato il via libera alla modifica del regime di tutela, in maniera analoga si potrebbe agire anche per l’avifauna in costante aumento, come appunto il cormorano. Sottolineo che senza azioni legislative celeri e concrete a rimetterci é la stessa biodiversitá, che tanto si vuole preservare, nonché una parte importantissima del comparto della pesca, l’acquacoltura estensiva”.

Queste le parole dell’europarlamentare Anna Cisint nella propria nota trasmessa da Bruxelles.

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Tiso: “Da plastica effetti devastanti per ecosistemi”

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Tiso: “Da plastica effetti devastanti per ecosistemi” – “La plastica è diventata un materiale onnipresente nella vita moderna, per la sua versatilità, resistenza e basso costo. Tuttavia, la produzione e il consumo di plastica a livello mondiale comportano effetti ambientali devastanti, che minacciano la salute dell’ecosistema e delle popolazioni globali. Questo materiale è infatti derivato in larga parte dal petrolio e dal gas, e la sua produzione rappresenta oggi il 12% della domanda globale di petrolio e il 9% della domanda di gas. E, la cosa preoccupante è come la produzione globale di plastica sarebbe destinata a raddoppiare entro il 2050, accentuando la dipendenza dell’industria dalla filiera petrolifera e gassosa, con implicazioni pesanti sia per la sostenibilità ambientale che per la sicurezza energetica: la plastica dispersa nell’ambiente infatti non si degrada completamente, ma si frammenta in microplastiche e nanoplastiche che penetrano nei sistemi naturali e persino nella catena alimentare. Le microplastiche, presenti ormai in oceani, fiumi e perfino nell’aria, sono un rischio per la fauna marina e per la salute umana, poiché contaminano i pesci e gli altri organismi acquatici che entrano nella dieta umana. Quali soluzioni per contrastare il fenomeno? Una delle risposte più promettenti è rappresentata dall’economia circolare, un modello che prevede la riduzione dei rifiuti e la massimizzazione del riutilizzo dei materiali. Attualmente, solo il 9% della plastica prodotta a livello globale viene riciclata, una percentuale bassa che evidenzia le lacune dei sistemi di smaltimento e riciclo. Implementare una vera economia circolare nella filiera della plastica richiederebbe miglioramenti significativi nella raccolta e nel riciclaggio dei rifiuti, nell’innovazione materiali e nell’adozione di nuove pratiche produttive. Per ridurre l’impatto ambientale della plastica, invece, molte aziende stanno esplorando l’uso di bioplastiche, derivati da risorse rinnovabili come oli vegetali non fossili, amido di mais e zuccheri. Le bioplastiche potrebbero rappresentare un’alternativa valida, poiché sono in parte biodegradabili e riducono la dipendenza dai combustibili fossili. Tuttavia, la loro diffusione è ancora limitata, e la loro produzione presenta ancora costi elevati rispetto alla plastica convenzionale. Alla luce di tutto questo, dunque, possiamo affermare che la plastica è un elemento inquinante e rappresenta una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo. L’elevata domanda di petrolio e gas necessaria per la sua produzione, unita ai bassi tassi di riciclo e alla lunga durata di vita del materiale nell’ambiente, sottolinea la necessità di trovare soluzioni rapide ed efficaci. Il potenziale dell’economia circolare, bioplastiche e l’impegno dei governi e delle imprese in strategie sostenibili sono elementi cruciali per affrontare questo problema”.

Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale del Centro Studi Iniziativa Comune

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Scognamiglio: nomina Fitto in Europa buona notizia per filiere agricola e ittica

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Scognamiglio: nomina Fitto in Europa buona notizia per filiere agricola e ittica – “La nomina del ministro Raffaele Fitto alla vicepresidenza della Commissione Ue è una buona notizia per il sistema Italia e per il rilancio del comparto agricolo e della pesca”.

Cosi Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.

“Non possiamo che apprezzare – ha proseguito il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativo – lo sforzo compiuto dalla deputazione italiana a Bruxelles e dai partiti di riferimento, per superare le tensioni esistenti, in nome degli interessi generali del Paese, come avevamo auspicato anche insieme all’Unci. La condivisione di un nome e in particolare quello di Fitto, rappresentante istituzionale di lungo corso che conosce da vicino il contesto europeo e quello territoriale italiano, non può che rafforzare la posizione dell’Italia in ambito continentale e contribuire a costruire una strategia complessiva, che sia più rispondente e vicina alle esigenze delle categorie e in generale dei cittadini.
Le importanti deleghe attribuite a Fitto, politica di coesione, sviluppo regionale, città e riforme, con significative disponibilità di bilancio, costituiscono un’opportunità per il rilancio e la crescita dei territori e il superamento degli squilibri tra aree del nostro Paese, come ovviamentte per altre realtà d’Europa.
L’economia sta attraversando una fase critica, a causa di diversi elementi destabilizzanti registrati in questi ultimi anni: prima l’emergenza sanitaria per la pandemia, i cui effetti si sono sentiti a lungo, le vicende geopolitiche internazionali, il conseguente aumento dei costi energetici e l’inflazione che ha ridotto sensibilmente la capacità di spesa delle famiglie e gli introiti delle imprese di vari segmenti produttivi, insieme alla maggiore difficoltà di accesso al credito.
In particolare, l’agricoltura e la pesca, già esposte a fragilità strutturali, hanno sofferto a causa della congiuntura sfavorevole, ma anche per una scarsa attenzione delle politiche europee per le ricadute, in termini sociali ed occupazionali, degli indirizzi adottati.
C’è bisogno quindi di misure specifiche che consentano la ripresa dei settori più esposti alla crisi, valorizzando le risorse e le eccellenze di cui dispone il Paese, un immenso patrimonio con molteplici specificità legate ai contesti regionali e provinciali italiani, spesso di grande qualità, che vanno messe a sistema e adeguatamente promosse”.

“Nel formulare – ha concluso Scognamiglio – il nostro augurio di buon lavoro al neocommissario Fitto, ribadiamo ancora una volta che l’ammodernamento del sistema produttivo, di agricoltura e pesca, ma vale anche per la filiera industriale dell’automotive, e le necessarie strategie per la sostenibilità ambientale e la transizione ecologica, rispetto alle quali siamo pienamente collaborativi, non possono essere scisse da una altrettanto necessaria sostenibilità sociale e occupazionale. Elementi su cui il Parlamento e la Commissione europea dovranno riflettere e agire seriamente e responsabilmente”.

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L’acquacoltura argentina: un pilastro per lo sviluppo della blue economy

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L’acquacoltura argentina: un pilastro per lo sviluppo della blue economy – Uno studio della Banca Mondiale sulle catene del valore di pacú, trota iridea e cozze evidenzia il potenziale di queste specie nel trasformarsi nei cardini di una nuova economia blu. L’acquacoltura potrebbe diventare un motore per generare occupazione, alimenti sani e valuta estera, sebbene l’industria ittica argentina, pur in crescita, sia ancora distante dai risultati di Paesi con condizioni naturali simili. Nel 2022, l’Argentina ha raggiunto una produzione record di oltre 6.000 tonnellate di prodotti ittici, ma il margine di crescita è ancora ampio.

Con il supporto di PROBLUE, fondo amministrato dalla Banca Mondiale per promuovere lo sviluppo sostenibile delle risorse marine, lo studio ha individuato strategie che consentirebbero all’Argentina di sfruttare al massimo le sue potenzialità in campo ittico. Tra i vantaggi competitivi del Paese figurano 6.500 chilometri di costa, 40.000 chilometri quadrati di acque interne e una disponibilità significativa di materie prime derivanti dall’agricoltura, che riducono la dipendenza dalle importazioni. L’acquacoltura si presenta quindi come un metodo efficiente per convertire proteine vegetali in proteine animali di alto valore biologico.

Strutture e risorse umane a supporto dell’acquacoltura argentina

Il quadro normativo esistente, rappresentato dalla legge 27.231 e dal Programma Nazionale per lo Sviluppo dell’Acquacoltura (PRONADAC), fornisce solide basi per una crescita ordinata e sostenibile del settore. Inoltre, le infrastrutture di trasformazione e la rete di comunicazione del Paese facilitano la produzione e la commercializzazione dei prodotti ittici. Anche il capitale umano gioca un ruolo chiave: l’esperienza accumulata nella coltivazione di trota e pacú, insieme al supporto scientifico offerto da reti come REFACUA, consente di promuovere innovazione e soluzioni locali.

Le priorità per lo sviluppo dell’acquacoltura

Per massimizzare il potenziale del settore, lo studio raccomanda tre azioni strategiche:

  1. Investimenti in ricerca e sviluppo: sviluppare tecnologie e pratiche colturali innovative per ottimizzare la produzione e ridurre l’impatto ambientale.
  2. Sostegno ai piccoli produttori: promuovere l’acquacoltura su piccola scala, garantendo un’equa distribuzione dei benefici.
  3. Collaborazione pubblico-privato: favorire partnership tra governo, imprese e comunità locali per incentivare lo sviluppo sostenibile.

Sfide tecnologiche per le principali specie ittiche

Cozze
Le sfide includono il miglioramento dei metodi di raccolta dei semi dall’ambiente naturale e la creazione di laboratori per la loro purificazione. È inoltre fondamentale supportare i piccoli produttori nella formazione di cooperative per migliorare l’organizzazione e l’accesso ai mercati.

Trota iridea
Considerata il motore trainante dell’acquacoltura argentina, la trota iridea dipende fortemente da input importati come uova e mangimi. Si propone lo sviluppo di linee genetiche locali e l’identificazione di nuove aree per la coltivazione in mare.

Pacú
Nonostante generi oltre 4.300 posti di lavoro ed è fondamentale per l’economia regionale, la produzione del pacú è limitata dalla sensibilità al freddo e dalla scala ridotta delle operazioni. Investire nella genetica per migliorare la tolleranza alle basse temperature e incentivare i cluster produttivi potrebbe sbloccare nuove opportunità.

 

La Banca Mondiale sottolinea che l’Argentina ha tutti gli strumenti per emergere come leader mondiale nella produzione sostenibile di alimenti acquatici. Grazie alle sue risorse naturali, all’esperienza produttiva e all’impegno per la sostenibilità, il Paese può contribuire significativamente alla sicurezza alimentare globale e alla tutela degli ecosistemi marini.

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Esito della 43a riunione annuale della NEAFC

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Esito della 43a riunione annuale della NEAFC – Si è conclusa lo scorso 15 novembre la 43a riunione annuale della North-East Atlantic Fisheries Commission (NEAFC), con la partecipazione di sei parti contraenti: Unione Europea, Danimarca (per le Isole Faroe e Groenlandia), Islanda, Norvegia, Regno Unito e Federazione Russa. Al centro del dibattito, le sfide legate alla gestione sostenibile degli stock ittici, alla prevenzione della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e al controllo delle attività di pesca.

Per la prima volta nella storia della NEAFC, non è stato presentato un report di conformità. L’UE ha espresso seria preoccupazione per la mancata identificazione formale delle violazioni da parte di alcune flotte, incluse quelle russe, che hanno continuato a praticare la pesca di fondo in aree vietate senza notifiche alla NEAFC, in violazione delle raccomandazioni per la protezione degli ecosistemi marini vulnerabili.

Inoltre, l’UE si è opposta alla concessione dello status di parti non contraenti cooperanti a Panama e alle Bahamas, proponendo l’inserimento di diverse imbarcazioni di questi paesi nell’elenco INN della NEAFC a causa di controlli inadeguati e violazioni.

Tra le principali decisioni della NEAFC:

  • Limiti di cattura: definizione dei tetti per sgombri, melù e aringhe atlantico-scandinave in linea con i pareri scientifici dell’ICES. Tuttavia, permane la mancanza di accordi di condivisione tra gli stati costieri, criticata dall’UE.
  • Vietare la pesca mirata dello scorfano nel Mare di Irminger (2025-2027): una misura per il recupero degli stock, resa necessaria dalle attività non sostenibili condotte dalla Russia. La NEAFC ha anche deciso di limitare l’accesso ai porti dell’UE per le navi russe impegnate in queste attività.
  • Protezione di specie vulnerabili: divieti di pesca diretta per lo smeriglio e il pesce persico arancione, e limiti di cattura per lo spinarolo, al fine di prevenire la pesca eccessiva.

La NEAFC continuerà a lavorare sull’attuazione di queste raccomandazioni per garantire la sostenibilità degli stock ittici e la protezione degli ecosistemi marini. L’UE ha ribadito l’impegno per una maggiore cooperazione tra le parti e per l’introduzione di misure più rigorose contro la pesca INN.

La North-East Atlantic Fisheries Commission è un’organizzazione regionale di gestione della pesca (RFMO) responsabile della conservazione delle risorse ittiche nell’Atlantico nord-orientale. Le sue sei parti contraenti includono l’UE, che, rappresentata dalla Commissione, è un attore chiave in 18 RFMO in tutto il mondo.

Le decisioni future sull’elenco INN della NEAFC e sullo status di Panama e Bahamas saranno prese nella prima metà del 2025.

Esito della 43a riunione annuale della NEAFC

 

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