Categoria: Pesce In Rete Pagina 9 di 989

Fedagripesca: oltre 9 ostriche su 10 consumate in Italia sono straniere

 [[{“value”:”

Fedagripesca: oltre 9 ostriche su 10 consumate in Italia sono straniere – Oltre 9 ostriche su 10 consumate in Italia provengono dall’estero, nonostante il Paese, con i suoi oltre 7.000 chilometri di costa, abbia tutte le carte in regola per contendere alla Francia il primato nella produzione di questo pregiato mollusco. Un’opportunità che affonda le radici nella storia: già gli antichi romani praticavano l’ostricoltura, e oggi l’Italia potrebbe riappropriarsi di questa tradizione, sviluppando un mercato dal potenziale economico superiore ai 60 milioni di euro.

A sostenerlo è Confcooperative Fedagripesca, che nel corso di un’audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha ribadito la necessità di ridurre l’IVA sulle ostriche dall’attuale 22% al 10%, per rilanciare la competitività dell’ostricoltura italiana rispetto ai produttori europei, che già beneficiano di un’aliquota massima del 10%.

Un mercato dalle grandi potenzialità e dall’alto valore commerciale. Le ostriche, infatti, rappresentano il 30% dei molluschi bivalvi allevati nel mondo, ma sono anche il simbolo di una produzione due volte green.

“La produzione di ostriche – sottolinea Paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca – è altamente sostenibile non solo per il suo impatto ambientale quasi zero ma perché le ostriche per formare i loro gusci di carbonato di calcio, catturano CO₂ dall’acqua. Con 1 chilogrammo di ostriche si sottrae all’ambiente fino a 500 grammi di CO₂. Questo processo non solo mitiga l’acidificazione degli oceani – conclude Tiozzo- ma rende l’ostricoltura un vero e proprio strumento di contrasto ai cambiamenti climatici”.

Fedagripesca: oltre 9 ostriche su 10 consumate in Italia sono straniere

L’articolo Fedagripesca: oltre 9 ostriche su 10 consumate in Italia sono straniere proviene da Pesceinrete.

“}]] ​ 

Rio Mare: semplicità che sazia, spot che conquista

 [[{“value”:”

Rio Mare: semplicità che sazia, spot che conquista – Nell’industria ittica, così come nel più ampio universo alimentare, la comunicazione è ormai uno degli asset strategici più determinanti. Non basta più proporre un buon prodotto: oggi serve costruire un racconto che emozioni, coinvolga e crei fiducia. La vera differenza tra un marchio che resta impresso nella mente dei consumatori e uno che scompare tra gli scaffali la fa la capacità di comunicare in modo autentico, diretto, coerente con il momento storico che stiamo vivendo.

Ed è in questo scenario che si muovono le campagne più efficaci, quelle che interpretano i bisogni reali delle persone e trasformarli in messaggi semplici, chiari e coinvolgenti. Lo spot “Il Critico” di Rio Mare ne è una dimostrazione concreta: una narrazione che, a mesi di distanza dalla sua uscita, continua ad essere efficace e attuale. Non solo perché racconta la semplicità di un prodotto, ma perché lo fa liberandolo dalle convenzioni del passato e dando voce a una comunicazione moderna, intelligente, capace di creare valore ben oltre il momento d’acquisto.

C’è una verità che non smette di essere valida: a volte, meno è meglio. E Rio Mare lo dimostra con la scelta coraggiosa di rinunciare a slogan e reclamo, affidando allo storytelling visivo e alla forza delle immagini il compito di parlare al pubblico. Lo spot “Il Critico” non è solo un racconto pubblicitario, ma la rottura di uno schema, il superamento di un modo di comunicare ormai saturo di cliché e promesse vuote. Il risultato? Un messaggio che arriva dritto al punto, colpisce pancia e cuore, e lascia un’impressione di duratura.

In un mercato alimentare che spesso si perde dietro a promesse complesse e piatti da mostrare più che da gustare, Rio Mare sceglie un’altra strada. E lo fa con la consapevolezza di chi conosce la propria identità di marca e non ha bisogno di artifici per riaffermarla. “Il Critico” mette in scena un personaggio universale: un esperto gastronomico esausto, che dopo mille assaggi sofisticati trova nella semplicità del tonno Rio Mare il sapore autentico che cercava. Un’immagine che non vuole certo denigrare la ristorazione fine dining, ma che ironizza su un certo esasperato formalismo gastronomico. È una riflessione leggera, che non punta il dito, ma ricorda quanto possa essere appagante la scelta di qualcosa di semplice e genuino.

Il messaggio è diretto e potente: la semplicità funziona. Per Rio Mare non è solo uno stile comunicativo, ma una strategia precisa. Il marchio guarda ai consumatori del segmento best-for-me, quella generazione che vive giornate piene e che cerca soluzioni alimentari pratiche, buone, immediate. Non c’è tempo per interferenze né per spese fuori controllo. Servono prodotti che uniscono qualità e convenienza, che rispondono alla voglia di mangiare bene senza sforzo.

E qui Rio Mare centra il bersaglio. Il suo tonno non è solo un prodotto pratico: è una risposta concreta ai bisogni di chi vuole concedersi il gusto senza rinunciare al tempo per sé. E lo racconta con un tono ironico, fresco, mai invadente, che rende lo spot “Il Critico” un esempio di comunicazione brillante e vicina al pubblico.

La qualità della realizzazione non passa inosservata. La regia pulita, le citazioni cinematografiche, da “The Menu” a “Sideways”, fino a “Ratatouille”, creano un’atmosfera che strappa un sorriso e favorisce l’immedesimazione. Il protagonista non è una caricatura, ma un personaggio credibile, in cui molti possono riconoscersi: chi non ha mai desiderato, dopo tante scelte complicate, un ritorno a qualcosa di semplice e soddisfacente?

Rio Mare dimostra di saper evolvere senza tradire la propria storia. La scelta di evitare slogan non è una mancanza, ma un segno di forza. Il brand si affida alla familiarità conquistata negli anni, rinnovandosi con una comunicazione che non ha bisogno di spiegazioni. È la prova di quanto un marchio solido possa continuare a innovare, senza perdere credibilità.

“Il Critico” rimane, a distanza di mesi, una dichiarazione di intenti: un manifesto della semplicità ritrovata. Non contro la cucina d’autore, ma a favore di un’alternativa concreta, buona e accessibile. E a un sapore così, lo si capisce subito, davvero non serve altro.

Rio Mare: semplicità che sazia, spot che conquista

L’articolo Rio Mare: semplicità che sazia, spot che conquista proviene da Pesceinrete.

“}]] ​ 

Fermo pesca 2025: flessibilità e tutela per il rilancio delle marinerie italiane

 [[{“value”:”

Fermo pesca 2025: flessibilità e tutela per il rilancio delle marinerie italiane – Il fermo pesca 2025 entra ufficialmente in vigore con la firma del decreto da parte del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Una notizia attesa dalle marinerie italiane che apre una nuova fase per il comparto. Il provvedimento, reso noto dal sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra, segna un cambio di passo nella gestione dell’attività di pesca, rispondendo a richieste che da anni il settore avanzava nelle sedi istituzionali nazionali ed europee.

L’obiettivo è chiaro: sostenere concretamente i pescatori italiani e dare un nuovo slancio alle marinerie, spesso messe alle strette da vincoli normativi percepiti come rigidi e scollegati dalla realtà operativa. Il decreto 2025 prosegue sulla strada già intrapresa lo scorso anno con le misure sperimentali, migliorandone la struttura e ampliandone le possibilità operative.

Tra le principali novità, la libertà per le imprese di scegliere autonomamente nei periodi di fermo pesca si conferma un cardine della strategia nazionale. Nessun giorno aggiuntivo obbligatorio, nessun limite imposto dall’alto che non tenga conto delle condizioni reali: il fermo diventa flessibile, adattabile alle esigenze operative dei pescherecci e alle variabili meteo-marine locali.

Il nuovo sistema di calcolo dello sforzo di pesca rappresenta un ulteriore passo avanti. D’ora in avanti, lo sforzo sarà conteggiato solo nei giorni in cui l’attività di pesca viene effettivamente svolta. Questo significa minori sprechi di carburante, un abbattimento dei costi di gestione e una maggiore sicurezza per le imbarcazioni, che non dovranno più affrontare corse frenetiche verso le zone di pesca o affrettare il rientro in porto per rispettare le tabelle prestabilite.

Questa misura non solo riduce l’impatto economico della pesca, ma migliora anche la sostenibilità ambientale dell’attività, rispondendo a quella che è una delle sfide chiave per il futuro del settore ittico: essere competitivi, rispettando però l’ambiente marino e le sue risorse.

Il fermo pesca 2025 si inserisce in una visione più ampia di rilancio della sovranità alimentare italiana ed europea. Restituire dignità e centralità ai pescatori significa tutelare un comparto strategico, che non è solo economia ma anche cultura e presidio del territorio marino.

Il Masaf dimostra di voler ascoltare le voci degli operatori del settore, puntando su una normativa più aderente alla realtà dei porti italiani e delle imprese di pesca. Dopo anni di penalizzazioni e regole poco adatte alle specificità locali, finalmente un percorso che punta alla competitività e alla sostenibilità, mettendo al centro le marinerie e i lavoratori del mare.

Fermo pesca 2025: flessibilità e tutela per il rilancio delle marinerie italiane

 

L’articolo Fermo pesca 2025: flessibilità e tutela per il rilancio delle marinerie italiane proviene da Pesceinrete.

“}]] ​ 

Tiozzo: “Nuovo sistema per calcolo sforzo pesca accoglie nostre richieste per fermo più sostenibile”

 [[{“value”:”

Tiozzo: “Nuovo sistema per calcolo sforzo pesca accoglie nostre richieste per fermo più sostenibile” – “Il nuovo sistema per il calcolo dello sforzo di pesca accoglie le nostre richieste per un fermo più sostenibile per le imprese”. Così il vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Paolo Tiozzo nel commentare il decreto sul fermo pesca 2025.

“Prosegue l’impegno del Masaf nel segno di un fermo pesca più flessibile in grado di rispondere al meglio alle esigenze delle marinerie. Calcolare lo sforzo effettivo di pesca quantificando esclusivamente il periodo effettivo in cui il peschereccio svolge l’attività di prelievo consente di ridurre i costi di gestione legati al carburante e permette agli equipaggi di lavorare con maggiore tranquillità. Visto che negli ultimi 10 anni abbiamo perso il 30% dei giorni di pesca, le volte che i pescherecci escono in mare devono poter fare senza l’assillo dei tempi di rientro in porto. L’adozione del decreto a marzo, con largo anticipo rispetto al passato, è un buon segnale per le marinerie in grado così di programmare meglio le attività di pesca”, conclude Tiozzo.

Tiozzo: “Nuovo sistema per calcolo sforzo pesca accoglie nostre richieste per fermo più sostenibile”

L’articolo Tiozzo: “Nuovo sistema per calcolo sforzo pesca accoglie nostre richieste per fermo più sostenibile” proviene da Pesceinrete.

“}]] ​ 

Via libera all’accordo di pesca con la Guinea-Bissau

 [[{“value”:”

Via libera all’accordo di pesca con la Guinea-Bissau – La Commissione per la pesca dell’Unione Europea ha dato il via libera all’accordo di partenariato per la pesca sostenibile (SFPA) tra l’UE e la Guinea-Bissau. Un’intesa che assicura l’accesso alle ricche acque del paese africano per i prossimi cinque anni, ma che solleva interrogativi su quale sia oggi il reale equilibrio tra sfruttamento commerciale e responsabilità ambientale.

L’accordo, applicato in via provvisoria dal settembre 2024, è stato approvato con 19 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astensioni. Il pacchetto economico complessivo supera i 100 milioni di euro, considerando il contributo diretto dell’UE (85 milioni di euro) e le tasse di licenza e cattura che gli armatori dovranno versare all’amministrazione della Guinea-Bissau. Una cifra importante per un paese che fa affidamento sulla pesca per almeno il 3% del suo PIL e per sostenere le proprie fragili finanze pubbliche.

Ma se da un lato l’accordo garantisce certezze economiche per gli armatori di Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Francia, con accesso a quote annuali di 3.500 GRT di cefalopodi e 3.700 GRT di gamberi, oltre all’autorizzazione per 41 tonniere europee, dall’altro rimangono irrisolte le criticità strutturali che hanno sempre accompagnato questi partenariati.

I deputati della Commissione pesca si sono espressi chiaramente: senza una governance più trasparente e un controllo efficace, la sostenibilità della pesca in Guinea-Bissau resterà solo sulla carta. Il paese è da tempo al centro delle preoccupazioni per la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), con dinamiche opache che coinvolgono flotte di paesi terzi, bandiere di comodo e sistemi aziendali volutamente complessi per eludere le normative.

L’UE ha tentato di rafforzare la propria posizione destinando 4,5 milioni di euro l’anno al miglioramento della gestione sostenibile della pesca e al rafforzamento delle capacità locali di controllo e sorveglianza. Un investimento che dovrebbe supportare le comunità di pescatori della Guinea-Bissau, ma che rischia di essere inefficace senza un vero salto di qualità nella raccolta e nell’elaborazione dei dati sulle catture. La proposta di istituire un sistema elettronico di segnalazione rappresenta un primo passo, ma servirà un impegno ben più concreto per garantire trasparenza ed equità.

La prossima tappa è fissata ad aprile, con la votazione in plenaria. Fino ad allora, il dibattito resta aperto: l’accordo tra UE e Guinea-Bissau sarà un vero modello di pesca sostenibile o l’ennesimo compromesso a favore di un’industria affamata di risorse?

Le acque della Guinea-Bissau nascondono riserve abbondanti, ma anche sfide enormi. A questo punto, l’Europa è chiamata a dimostrare che la sostenibilità non è soltanto una parola chiave, ma un rotta precisa da seguire.

Via libera all’accordo di pesca con la Guinea-Bissau

L’articolo Via libera all’accordo di pesca con la Guinea-Bissau proviene da Pesceinrete.

“}]] ​ 

Pagina 9 di 989

Made with & by Matacotti Design

Privacy & Cookie Policy