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Frodi su merluzzo venduto in UE. Oceana segnala etichette ingannevoli – Oceana torna a denunciare, con dati alla mano, un problema che scuote le fondamenta del mercato ittico europeo: l’etichettatura ingannevole dei prodotti a base di merluzzo atlantico. Una ricerca pubblicata su Fisheries Research e guidata da Marine Cusa rivela che la mappa dell’origine del pesce che troviamo sugli scaffali dei supermercati spesso è una cartolina truccata.
Su oltre 100 prodotti analizzati, quasi un terzo dei campioni ha mostrato discrepanze tra l’origine geografica dichiarata e quella reale, rilevata tramite test genetici. Una percentuale inquietante, soprattutto se si pensa che la normativa UE impone trasparenza e precisione. Ma tra ciò che è scritto e ciò che è vero si apre un oceano di ambiguità.
Il dato più allarmante riguarda proprio le confezioni vendute nei supermercati: il 34% mente, consapevolmente o meno, sul luogo di cattura. E questo è un problema non solo per il rispetto delle regole, ma anche per la gestione sostenibile delle risorse marine e la protezione del consumatore, che si ritrova a fare scelte alimentari basate su informazioni errate.
Oceana non usa mezzi termini. La situazione è critica, e il sistema di etichettatura attuale — seppur migliorato rispetto al passato — presenta ancora troppi buchi. Le frodi possono nascere da errori involontari nella complessa filiera ittica, ma anche da manovre volutamente ingannevoli. In entrambi i casi, a pagarne le conseguenze sono l’ambiente, il mercato e chi compra.
Nel mirino ci sono le informazioni geografiche, quelle che indicano dove il pesce è stato effettivamente pescato. Una variabile fondamentale per capire se quel merluzzo proviene da uno stock sovrasfruttato, da un’area marina protetta, o da una pesca responsabile. Nascondere o falsare questo dato non è solo una violazione normativa, ma un vero e proprio inganno nei confronti di chi vuole consumare in modo consapevole.
Il mercato chiede chiarezza, ma il settore arranca. Secondo Oceana, servono controlli più serrati, tecnologie che garantiscano tracciabilità totale e una responsabilità maggiore da parte di chi immette il prodotto nel circuito commerciale. Solo con trasparenza lungo tutta la catena, dal peschereccio al piatto, si potrà costruire un futuro credibile per l’industria ittica.
In un’epoca in cui il consumatore è sempre più attento alla sostenibilità, la fiducia si conquista con i fatti, non con l’inchiostro sulle etichette. L’Europa ha gli strumenti per cambiare rotta, ma servono volontà politica e rigore operativo. Perché se il mare è una risorsa preziosa, anche l’onestà con cui lo raccontiamo lo è.
Frodi su merluzzo venduto in UE. Oceana segnala etichette ingannevoli
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