Biondo (Federpesca): revisione IVA per sostenere la filiera

Biondo (Federpesca): revisione IVA per sostenere la filiera

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IVA

La proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche dal 22% al 10% rappresenta un’opportunità per le imprese della filiera ittica italiana. La riduzione dell’IVA consentirebbe infatti di implementare l’ostricoltura e diversificare le produzioni soprattutto in quelle zone del nostro Paese maggiormente colpite dall’emergenza granchio blu, oltre che garantire maggiore accessibilità ad un prodotto oggi riservato a pochi. Con lo stesso spirito di sostenere le imprese della filiera è fondamentale portare avanti anche la proposta di ridurre l’IVA sui prodotti ittici dal 10 al 4 % così come oggi e già previsto per i prodotti agricoli. In questo senso abbiamo condiviso le proposte del Parlamento e l’impegno del Ministro Lollobrigida e riteniamo fondamentale una complessiva revisione del sistema IVA dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ottica di sostenere e rafforzare un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese. Così in una nota Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca.

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA” – Il dibattito sulla riduzione dell’IVA sulle ostriche sta guadagnando spazio nell’agenda politica italiana, con la proposta del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di riportare l’aliquota al 10%. Ma già prima di questa dichiarazione, il tema era stato sollevato da esperti del settore, tra cui Federico Menetto, fondatore di BluFarmers.com e conoscitore della filiera dell’acquacoltura.

Menetto, che da anni si occupa di strategie per il settore, lo scorso dicembre aveva già evidenziato l’importanza di riconsiderare la tassazione delle ostriche, accogliendo favorevolmente la riduzione dell’IVA, ma mettendo anche in guardia sul rischio di un intervento limitato alla sola leva fiscale. Per Menetto, il vero cambiamento passa dal riconoscimento dell’ostricoltura come settore strategico per la sostenibilità ambientale e per la creazione di valore economico.
“Le ostriche non sono solo un alimento gourmet, ma un asset ambientale: ogni esemplare è in grado di filtrare grandi quantità di acqua, contribuendo alla qualità degli ecosistemi marini. In Francia e in altri Paesi europei, questo ruolo è già riconosciuto attraverso incentivi e strumenti come i Carbon Credits. L’Italia deve allinearsi a questa visione.”

L’ostricoltura italiana, pur rappresentando un comparto in espansione, deve affrontare sfide strutturali che vanno oltre il costo finale del prodotto. La tassazione al 22%, introdotta nel 2020, ha penalizzato il settore, ma secondo Menetto il problema principale è l’assenza di un riconoscimento istituzionale del contributo ecologico di questi allevamenti.

Le ostriche, come altri molluschi bivalvi, svolgono infatti un ruolo cruciale negli ecosistemi marini: filtrano l’acqua, migliorano la qualità ambientale e possono contribuire a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. In questo contesto, Menetto sottolinea come l’Europa stia già sperimentando modelli di sostegno che premiano l’ostricoltura per la sua funzione ecologica, e invita l’Italia a prendere esempio.
“Non basta abbassare l’IVA: se vogliamo davvero sostenere l’ostricoltura italiana, dobbiamo sviluppare un piano che premi chi investe in acquacoltura sostenibile. In Francia gli allevamenti sono incentivati anche per il loro ruolo ambientale, mentre in Italia siamo ancora ancorati a una visione fiscale e commerciale tradizionale. È un’occasione che non possiamo perdere.”

Per Menetto, però, il focus non deve essere solo sulla riduzione dell’IVA, ma su un cambio di prospettiva più ampio.
“Se ci limitiamo a rivedere l’aliquota fiscale, rischiamo di perdere di vista la vera sfida: integrare l’ostricoltura nelle politiche di sostenibilità ambientale. Incentivare chi opera in modo responsabile e premiare i benefici ecologici di questi allevamenti è la strada giusta per rendere il settore competitivo e attraente per investitori e consumatori.”

L’abbassamento dell’IVA sulle ostriche rappresenterebbe un primo passo per migliorare la competitività dell’ostricoltura italiana, ma da solo non basta a garantire la crescita del comparto. Occorre un approccio più strategico, che vada oltre la sola leva fiscale e che integri strumenti di incentivazione ambientale già adottati all’estero.
Se l’Italia vuole realmente rilanciare il settore, dovrà prendere in considerazione misure più strutturate, capaci di valorizzare non solo il prodotto in sé, ma anche il suo impatto positivo sull’ambiente. Il dibattito è aperto e sarà interessante vedere come evolveranno le politiche di sostegno nei prossimi mesi.

Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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AMA: Sostegno unanime alla riduzione dell’IVA sull’ostrica

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AMA: Sostegno unanime alla riduzione dell’IVA sull’ostrica – L‘Associazione Mediterranea Acquacoltori (AMA), voce autorevole del mondo della molluschicoltura italiana, esprime il suo pieno sostegno alla proposta del Ministro Francesco Lollobrigida di riduzione dell’IVA sull’ostrica.

Questa misura, da tempo sollecitata dall’associazione, rappresenta un passo fondamentale per il rilancio di un settore in forte espansione, ma messo a dura prova da sfide complesse.

Un settore in crescita, ma vulnerabile

L’ostricoltura italiana, che vede numerose imprese associate ad AMA impegnate in prima linea, sta vivendo una fase di significativo sviluppo da nord a sud del Paese. La riduzione dell’IVA proposta dal Ministro Lollobrigida, pertanto, non solo faciliterebbe l’ostrica italiana nel mercato interno, ma fungerebbe da vero e proprio salvagente per un comparto che lotta per la sua sopravvivenza.

Un aiuto concreto per affrontare le crisi

Questa misura si rivela ancora più cruciale in un momento in cui gli allevatori italiani devono fronteggiare crisi multiple:

  • Predazione del granchio blu e altre specie ittiche predatorie: un’emergenza che sta decimando le colture, causando ingenti perdite economiche.
  • Cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature marine, con conseguenti impatti negativi sulle produzioni.

La riduzione dell’IVA, quindi, non solo stimolerebbe la competitività, ma agevolerebbe la diversificazione delle attività, offrendo una via d’uscita a molte imprese in difficoltà.

AMA: al fianco del ministro Lollobrigida

AMA, che annovera tra i suoi associati un numero elevato di ostricoltori, plaude all’iniziativa del Ministro Lollobrigida, che ha saputo ascoltare e portare avanti le istanze di un intero settore. L’associazione si impegna a collaborare attivamente per l’attuazione di questa misura, convinta che essa rappresenti un tassello fondamentale per il futuro della molluschicoltura italiana.

AMA: Sostegno unanime alla riduzione dell’IVA sull’ostrica

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Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese

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Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese  – La proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche dal 22% al 10% rappresenta un’opportunità per le imprese della filiera ittica italiana. La riduzione dell’IVA consentirebbe infatti di implementare l’ostricoltura e diversificare le produzioni soprattutto in quelle zone del nostro Paese maggiormente colpite dall’emergenza granchio blu, oltre che garantire maggiore accessibilità ad un prodotto oggi riservato a pochi. Con lo stesso spirito di sostenere le imprese della filiera è fondamentale portare avanti anche la proposta di ridurre l’IVA sui prodotti ittici dal 10 al 4% così come oggi e già previsto per i prodotti agricoli. In questo senso abbiamo condiviso le proposte del Parlamento e l’impegno del Ministro Lollobrigida e riteniamo fondamentale una complessiva revisione del sistema IVA dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ottica di sostenere e rafforzare un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese.

Così in una nota Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca.

Biondo: revisione IVA su prodotti ittici per sostenere imprese

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Riduzione dell’IVA sulle ostriche. La proposta di Lollobrigida tra sostegno al settore e polemiche

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Riduzione dell’IVA sulle ostriche. La proposta di Lollobrigida tra sostegno al settore e polemiche – Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, ha riacceso il dibattito sulla tassazione delle ostriche e di altri prodotti ittici pregiati, proponendo di ridurre l’IVA dal 22% al 10%. L’iniziativa, secondo il ministro, mirerebbe a sostenere il comparto dell’ostricoltura italiana, colpito da difficoltà economiche e ambientali, tra cui la proliferazione del granchio blu.

La proposta è stata avanzata nel corso di un evento al Senato dedicato proprio alla degustazione delle ostriche, in cui Lollobrigida ha sottolineato che questi prodotti non dovrebbero essere considerati beni di lusso, ma parte di una filiera produttiva che necessita di incentivi per svilupparsi e competere meglio sul mercato.

Attualmente, le ostriche e altri prodotti ittici di pregio sono soggetti a un’aliquota IVA del 22%, dopo che la legge di bilancio 2020 ha rimosso l’aliquota agevolata del 10%. La proposta di Lollobrigida mira a ripristinare il precedente regime fiscale, con l’obiettivo di ridurre i costi per i consumatori e favorire l’espansione dell’ostricoltura italiana.

Secondo il ministro, il settore potrebbe trarre vantaggio da questa misura, aumentando la competitività rispetto ad altri Paesi europei e incentivando una maggiore diffusione del prodotto nel mercato nazionale. Inoltre, l’abbassamento dell’IVA potrebbe essere una delle leve per contrastare la crisi che ha colpito alcune aree dell’acquacoltura italiana, in particolare quelle danneggiate dalla diffusione del granchio blu, un predatore invasivo che ha causato gravi perdite economiche.

La proposta ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, alcuni operatori del settore ittico e acquacoltori vedono la riduzione dell’IVA come una misura positiva per la crescita del comparto. Dall’altro, l’iniziativa ha scatenato polemiche sul piano politico e sociale.

Esponenti dell’opposizione hanno criticato la scelta di concentrarsi su un prodotto considerato elitario, mentre altri beni di largo consumo, come i prodotti per l’infanzia e l’igiene femminile, continuano a essere tassati con aliquote elevate. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia, ha definito la proposta “una gaffe”, evidenziando la disparità tra la riduzione dell’IVA su un prodotto di nicchia e il mantenimento di tassazioni elevate su beni di prima necessità.

D’altra parte, la misura non è nuova al dibattito politico: già in passato, esponenti di diversi partiti, tra cui Lega e Partito Democratico, avevano presentato emendamenti per riportare l’IVA al 10%, senza però ottenere l’approvazione in sede di bilancio.

Al momento, la proposta di Lollobrigida non ha ancora trovato una collocazione concreta all’interno di un disegno di legge, ma il dibattito sulla tassazione dei prodotti ittici pregiati è destinato a proseguire.

Se approvata, la riduzione dell’IVA potrebbe avere un impatto significativo sulla filiera dell’ostricoltura italiana, rendendo il prodotto più accessibile e competitivo sia sul mercato interno che nelle esportazioni. Tuttavia, resta da vedere se questa misura verrà integrata in una strategia più ampia di sostegno al settore ittico, oppure se rimarrà un provvedimento isolato, oggetto di critiche e discussioni politiche.

Nel frattempo, gli operatori del settore attendono sviluppi concreti, mentre il mondo politico continua a interrogarsi sull’opportunità di una riduzione fiscale per un prodotto considerato simbolo del lusso e del fine dining.

Riduzione dell’IVA sulle ostriche. La proposta di Lollobrigida tra sostegno al settore e polemiche

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