Tiozzo alla guida di Italiana Produttori Ittici

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Tiozzo alla guida di Italiana Produttori Ittici  – Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, è il nuovo presidente di Italiana Produttori Ittici (IPI), la principale associazione che raggruppa le organizzazioni nazionali di produttori ittici con 30 OP, su un totale di 45 riconosciute in Italia.

Delle 45 OP attive in Italia, 34 operano nell’ambito della pesca e 11 in quello dell’acquacoltura. Dalla produzione di vongole, cozze, ostriche e fasolari al pesce azzurro, senza dimenticare crostacei dall’alto valore commerciale come i gamberi.

L’IPI abbraccia tutti i settori produttivi della filiera ittica.

“Le organizzazioni di produttori – afferma Tiozzo- sono un modello di gestione in grado di coniugare economia, valorizzazione del prodotto e sfruttamento sostenibile delle risorse. L’obiettivo è quello di rafforzare sempre di più questo strumento. Il futuro della pesca – conclude Tiozzo- non può prescindere dalle OP, per la loro capacità di aggregare, e dare più forza sui mercati alle produzioni e alle cooperative di pesca e rispondere al meglio alle sfide del mercato globalizzato”.

Tiozzo alla guida di Italiana Produttori Ittici 

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Ostriche, alternativa per i pescatori colpiti dal granchio blu

Ostriche, alternativa per i pescatori colpiti dal granchio blu

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granchio

«Lo chiediamo da tempo di adeguare l’Iva sulla produzione alle aliquote di altri Stati Ue nostri concorrenti come Francia e Spagna. Questo consentirebbe di vendere ad un prezzo più basso e favorirebbe una grande espressione della pesca made in Italy, un segmento emergente dell’acquacoltura in tutto il Paese Lo chiediamo a maggior ragione adesso dal momento che l’ostrica resiste meglio di altri molluschi al granchio blu e la riduzione dell’Iva è diventata una necessità per poter dare agli allevatori una possibilità di diversificazione. Quindi la sua coltivazione diventa importante per un settore a forte rischio per le innumerevoli perdite. È bene che il ministro Francesco Lollobrigida abbia rilanciato la proposta di riduzione dell’Iva dal 22% al 10%», dichiarano Legacoop Agroalimentare e Agci Pesca e Acquacoltura.

Quella della riduzione dell’Iva è «una proposta che abbiamo avanzato con tutti i gruppi parlamentari perché ci sono famiglie di pescatori da tutelare, economie di intere marinerie da difendere. L’ostrica non deve essere relegata a prodotto di lusso in quanto da noi è frutto del lavoro e della sapienza di secoli di tradizione. Alla base dell’ostricoltura non ci sono i luoghi comuni che vanno tanto di moda sui social, ma grandi esperienze di ricerca, di sperimentazione, di tecniche produttive in contesti ambientalmente straordinari. Si fa molto presto a fare ironia su una dichiarazione di un ministro, ma bisognerebbe sforzarsi di comprendere che in questo momento ci sono migliaia di persone che sono a rischio nelle loro attività economiche per colpa di un invasore alieno, il granchio blu, e che è un dovere poter cercare delle alternative».

Ostriche: non solo lusso, ma valore per l’Italia

Le ostriche non sono un lusso. «Nell’immaginario collettivo sono associate al lusso, alla Francia dove si lega allo Champagne, ma non sono e non devono essere un prodotto di lusso. E per questo è importante favorire consumo per il rilancio dell’ostrica italiana».

Grande valore di sostenibilità: le ostriche eliminano la Co2. Secondo una ricerca dell’Università di Ferrara, allevare ostriche, oltre che cozze e vongole, è un modo virtuoso per eliminare la Co2 dall’ambiente: un chilogrammo di ostriche è in grado di sottrarre all’ambiente 275,8 grammi di anidride carbonica e con l’attuale produzione annua italiana e mondiale, si arriva ad un abbattimento di 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica. «Con le sue caratteristiche di unicità e per le sue peculiarità che ne fanno un prodotto sostenibile e alleato dell’ambiente», spiegano le due associazioni.

Le ostriche, una storia italiana. La coltivazione delle ostriche ha una storia che parte da lontano, già dal tempo dei Romani. Nel 79 d.C. Plinio il Vecchio parla di allevamenti di ostriche a Pompei. Negli anni è riuscita ad avere numeri importanti tanto da essere esportata anche nella stessa Francia che poi ne ha fatto un vanto nazionale e di fatto ha colonizzato il mercato.

I numeri della produzione italiana

I numeri delle ostriche in Italia. Secondo dati recenti, oggi la produzione italiana di ostriche è di circa 500 tonnellate all’anno (erano appena 33 nel 2015), compresa la grossa fetta di produttori che fanno ri-immersione dall’estero, ovvero acquistano da Francia, Portogallo e Spagna e poi finiscono il processo in Italia. Numeri bassi rispetto ai cugini d’Oltralpe ne producono circa 85mila tonnellate mentre 10 anni fa erano 100mila. Inoltre ci sono gli ostricoltori che allevano ostriche da seme. Facendo una stima si tratta di meno della metà della produzione complessiva italiana, quasi 180 tonnellate delle quali 10 tonnellate circa alla Spezia, il resto tra Sardegna, Puglia, Emilia Romagna e Veneto. Si tratta di un settore con una crescita importante che va sostenuta. E quindi ecco richiesta di abbassamento dell’Iva per favorire i consumi.

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Congratulazioni a Pier Antonio Salvador e Elena Ghezzi per la riconferma al Wp Fish Copa Cogeca

Congratulazioni a Pier Antonio Salvador e Elena Ghezzi per la riconferma al Wp Fish Copa Cogeca

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Agci Pesca e Acquacoltura, Fedagripesca Confcooperative e Legacoop Agroalimentare: «Oceans Pact, il nuovo quadro finanziario, implementazione del regolamento sul Controllo pesca e Vision 2040 sono solo alcuni degli ambiti che vedranno impegnati i nostri rappresentanti»

Congratulazioni a Pier Antonio Salvador (Confagricoltura) e a Elena Ghezzi (Alleanza Cooperative Italiane) riconfermati rispettivamente presidente e vicepresidente di Wp Fish Copa Cogeca.

«A loro vanno i migliori auguri di buon lavoro per il prossimo biennio, dichiarano Agci Pesca e Acquacoltura, Fedagripesca Confcooperative e Legacoop Agroalimentare. ֿ«Le sfide che attendono i settori della pesca e dell’acquacoltura nei prossimi anni sono particolarmente stringenti è ancora di più in ambito comunitario», continuano.

«Oceans Pact, il nuovo quadro finanziario, implementazione del regolamento sul Controllo pesca e Vision 2040 sono solo alcuni degli ambiti che vedranno impegnati i nostri rappresentanti al Copa Cogeca ai quali rinnoviamo la nostra stima e fiducia», concludono le tre associazioni.

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Biondo (Federpesca): revisione IVA per sostenere la filiera

Biondo (Federpesca): revisione IVA per sostenere la filiera

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IVA

La proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche dal 22% al 10% rappresenta un’opportunità per le imprese della filiera ittica italiana. La riduzione dell’IVA consentirebbe infatti di implementare l’ostricoltura e diversificare le produzioni soprattutto in quelle zone del nostro Paese maggiormente colpite dall’emergenza granchio blu, oltre che garantire maggiore accessibilità ad un prodotto oggi riservato a pochi. Con lo stesso spirito di sostenere le imprese della filiera è fondamentale portare avanti anche la proposta di ridurre l’IVA sui prodotti ittici dal 10 al 4 % così come oggi e già previsto per i prodotti agricoli. In questo senso abbiamo condiviso le proposte del Parlamento e l’impegno del Ministro Lollobrigida e riteniamo fondamentale una complessiva revisione del sistema IVA dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ottica di sostenere e rafforzare un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese. Così in una nota Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca.

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA” – Il dibattito sulla riduzione dell’IVA sulle ostriche sta guadagnando spazio nell’agenda politica italiana, con la proposta del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di riportare l’aliquota al 10%. Ma già prima di questa dichiarazione, il tema era stato sollevato da esperti del settore, tra cui Federico Menetto, fondatore di BluFarmers.com e conoscitore della filiera dell’acquacoltura.

Menetto, che da anni si occupa di strategie per il settore, lo scorso dicembre aveva già evidenziato l’importanza di riconsiderare la tassazione delle ostriche, accogliendo favorevolmente la riduzione dell’IVA, ma mettendo anche in guardia sul rischio di un intervento limitato alla sola leva fiscale. Per Menetto, il vero cambiamento passa dal riconoscimento dell’ostricoltura come settore strategico per la sostenibilità ambientale e per la creazione di valore economico.
“Le ostriche non sono solo un alimento gourmet, ma un asset ambientale: ogni esemplare è in grado di filtrare grandi quantità di acqua, contribuendo alla qualità degli ecosistemi marini. In Francia e in altri Paesi europei, questo ruolo è già riconosciuto attraverso incentivi e strumenti come i Carbon Credits. L’Italia deve allinearsi a questa visione.”

L’ostricoltura italiana, pur rappresentando un comparto in espansione, deve affrontare sfide strutturali che vanno oltre il costo finale del prodotto. La tassazione al 22%, introdotta nel 2020, ha penalizzato il settore, ma secondo Menetto il problema principale è l’assenza di un riconoscimento istituzionale del contributo ecologico di questi allevamenti.

Le ostriche, come altri molluschi bivalvi, svolgono infatti un ruolo cruciale negli ecosistemi marini: filtrano l’acqua, migliorano la qualità ambientale e possono contribuire a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. In questo contesto, Menetto sottolinea come l’Europa stia già sperimentando modelli di sostegno che premiano l’ostricoltura per la sua funzione ecologica, e invita l’Italia a prendere esempio.
“Non basta abbassare l’IVA: se vogliamo davvero sostenere l’ostricoltura italiana, dobbiamo sviluppare un piano che premi chi investe in acquacoltura sostenibile. In Francia gli allevamenti sono incentivati anche per il loro ruolo ambientale, mentre in Italia siamo ancora ancorati a una visione fiscale e commerciale tradizionale. È un’occasione che non possiamo perdere.”

Per Menetto, però, il focus non deve essere solo sulla riduzione dell’IVA, ma su un cambio di prospettiva più ampio.
“Se ci limitiamo a rivedere l’aliquota fiscale, rischiamo di perdere di vista la vera sfida: integrare l’ostricoltura nelle politiche di sostenibilità ambientale. Incentivare chi opera in modo responsabile e premiare i benefici ecologici di questi allevamenti è la strada giusta per rendere il settore competitivo e attraente per investitori e consumatori.”

L’abbassamento dell’IVA sulle ostriche rappresenterebbe un primo passo per migliorare la competitività dell’ostricoltura italiana, ma da solo non basta a garantire la crescita del comparto. Occorre un approccio più strategico, che vada oltre la sola leva fiscale e che integri strumenti di incentivazione ambientale già adottati all’estero.
Se l’Italia vuole realmente rilanciare il settore, dovrà prendere in considerazione misure più strutturate, capaci di valorizzare non solo il prodotto in sé, ma anche il suo impatto positivo sull’ambiente. Il dibattito è aperto e sarà interessante vedere come evolveranno le politiche di sostegno nei prossimi mesi.

Menetto: “Ostricoltura opportunità per il Paese, servono incentivi strutturali oltre la riduzione dell’IVA”

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