2025: un nuovo capitolo per l’industria ittica tra sfide e opportunità

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2025: un nuovo capitolo per l’industria ittica tra sfide e opportunità – Il 2024 si chiude con una serie di sfide e successi che hanno ridefinito l’industria ittica italiana, aprendo nuovi scenari per il 2025. L’anno appena trascorso è stato segnato da un rafforzamento delle normative europee per la tutela degli stock ittici, che ha spinto le aziende italiane ad adottare tecnologie e pratiche più sostenibili. La capacità di innovare è emersa come un fattore determinante, con l’introduzione di attrezzature per la pesca selettiva e sistemi digitali avanzati per garantire la tracciabilità e la qualità lungo tutta la filiera.

Il ruolo dell’acquacoltura si è consolidato ulteriormente, non solo come risposta alla pressione sulle risorse marine selvatiche, ma anche come pilastro per garantire una produzione stabile e sostenibile. In Italia, il 2024 ha visto gli allevamenti investire in certificazioni riconosciute a livello internazionale, rafforzando il posizionamento del prodotto ittico italiano nei mercati esteri. Questo sviluppo rappresenta una risposta concreta alle sfide globali e un’opportunità per consolidare il ruolo dell’Italia come leader nell’economia blu.

Nonostante un contesto economico complesso, caratterizzato dall’inflazione e da cambiamenti nei modelli di consumo, il settore ha dimostrato grande capacità di adattamento. La crescente richiesta di prodotti trasformati, come conserve e surgelati, ha spinto i produttori a diversificare l’offerta, mantenendo alta la qualità e puntando su innovazioni sostenibili nel packaging e nei processi produttivi. Questa evoluzione ha rafforzato l’identità del made in Italy, che continua a essere sinonimo di eccellenza e tradizione nel panorama internazionale.

Guardando al 2025, il settore ittico italiano si trova di fronte a un bivio cruciale. Da un lato, la necessità di abbracciare un modello produttivo sempre più innovativo e sostenibile; dall’altro, l’importanza di preservare l’autenticità che rende unico il pesce italiano. La sfida principale sarà integrare queste due dimensioni, rispondendo alle aspettative di un mercato sempre più esigente e consapevole, senza perdere il legame con le radici culturali e territoriali che caratterizzano l’industria ittica nazionale.

Il nuovo anno rappresenta quindi un’opportunità per costruire una visione condivisa di futuro, in cui crescita economica e tutela ambientale possano coesistere in equilibrio. Solo investendo in ricerca, collaborazione e trasparenza sarà possibile affrontare le sfide che il 2025 porterà con sé. La capacità del settore di reinventarsi e di adattarsi ai cambiamenti globali sarà, ancora una volta, il punto di forza per garantire un futuro prospero e sostenibile per l’intera filiera.

L’industria ittica italiana, protagonista della Blue Economy, ha tutte le carte in regola per scrivere un capitolo ambizioso e innovativo nella sua storia. E il 2025 è l’anno in cui trasformare le sfide in risultati concreti, consolidando il ruolo dell’Italia come punto di riferimento per eccellenza, qualità e rispetto del mare.

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Il ruolo dei brand ambassador nel settore ittico e l’influenza del marketing

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Il ruolo dei brand ambassador nel settore ittico e l’influenza del marketing – Negli ultimi anni, il ruolo del brand ambassador si è rivelato fondamentale per molte aziende alimentari, incluse quelle del settore ittico, che puntano a rafforzare la propria presenza sul mercato e a costruire una reputazione solida. Questa figura non si limita a essere un semplice testimonial o influencer, ma rappresenta un vero e proprio portavoce dei valori e della filosofia aziendale. Nel settore ittico, sempre più aziende si stanno avvalendo di brand ambassador per promuovere la sostenibilità, la qualità dei prodotti e il legame con il territorio.

Un brand ambassador è una figura capace di instaurare una connessione autentica tra un marchio e il suo pubblico. Nel settore ittico, caratterizzato da un’attenzione crescente verso la sostenibilità e la qualità dei prodotti, l’adozione di questa figura risponde a obiettivi chiari. Aumentare la visibilità del marchio e migliorare la brand awareness è essenziale per le aziende che vogliono posizionarsi efficacemente sul mercato. Altrettanto importante è costruire o rafforzare la reputazione aziendale, promuovendo valori come la sostenibilità ambientale, la trasparenza e la qualità della filiera. Infine, creare un legame emotivo con il consumatore aiuta a rafforzare la fiducia e la fedeltà del cliente, offrendo un vantaggio competitivo.

Nel settore ittico, i brand ambassador non sono solo volti noti, ma anche portavoce di messaggi di sostenibilità e rispetto per il mare, contribuendo a educare il pubblico sull’importanza di scegliere prodotti di qualità e tracciabili. Un esempio significativo è Kristofer Hivju, attore norvegese famoso per il suo ruolo in “Game of Thrones”, scelto come volto di Mowi, uno dei principali produttori mondiali di salmone. Hivju incarna i valori di sostenibilità, qualità e autenticità che l’azienda promuove a livello globale, rendendo il marchio riconoscibile e affidabile.

Un altro esempio è quello di Gordon Ramsay, che ha utilizzato la sua notorietà per promuovere l’importanza di utilizzare prodotti ittici di qualità nella cucina di alto livello, supportando iniziative che valorizzano le filiere ittiche sostenibili. Anche Jamie Oliver, chef britannico conosciuto a livello internazionale, ha supportato campagne legate alla sostenibilità nel settore ittico, collaborando con aziende e associazioni per promuovere una pesca responsabile e sensibilizzare i consumatori sulla scelta di prodotti certificati. Erling Haaland, stella internazionale del calcio e ambasciatore del pesce norvegese, è il protagonista delle campagne pubblicitarie del Norwegian Seafood Council. Lo chef Simone Rugiati è brand ambassador del marchio Fish from Greece. Ce ne sono altri ancora, perlopiù chef, ma questi esempi dimostrano come il settore ittico stia iniziando a sfruttare figure influenti per promuovere i propri prodotti e valori.

Le attività svolte dai brand ambassador del settore ittico sono molteplici e mirano a promuovere i prodotti e i valori aziendali attraverso campagne di comunicazione integrate. La partecipazione a eventi e fiere, la creazione di contenuti educativi e l’interazione con il pubblico sono solo alcune delle strategie messe in campo per rafforzare il legame tra il marchio e i consumatori. La narrazione autentica e coinvolgente dei valori aziendali da parte di queste figure contribuisce a costruire una community fidelizzata e attenta alle tematiche della sostenibilità e della qualità alimentare.

Nonostante il settore ittico sia relativamente nuovo nell’adottare strategie di marketing basate sui brand ambassador, l’efficacia di queste figure sta diventando sempre più evidente. Grazie al loro carisma e alla loro capacità di comunicare valori autentici, i brand ambassador rappresentano una risorsa fondamentale per le aziende che desiderano differenziarsi e posizionarsi in modo distintivo sul mercato. La crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale e la qualità alimentare offre al settore ittico un’opportunità unica per utilizzare i brand ambassador come strumenti di educazione e promozione. Dalle aziende di prodotti trasformati come conserve, surgelati e affumicati, fino a quelle che puntano sulla filiera corta e tracciabile, i brand ambassador possono fare la differenza nel raccontare una storia autentica e coinvolgente, conquistando il cuore dei consumatori.

Il ruolo dei brand ambassador nel settore ittico e l’influenza del marketing

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Energia eolica offshore e pesca: intervista al Presidente di AERO

Energia eolica offshore e pesca: intervista al Presidente di AERO

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Energia eolica offshore e pesca: intervista al Presidente di AERO – Negli ultimi mesi, il dibattito sull’energia eolica offshore ha assunto toni sempre più accesi, alimentato dalle preoccupazioni provenienti dal settore della pesca. Le associazioni di categoria sollevano critiche riguardo ai possibili impatti negativi sugli stock ittici e sulle attività tradizionali, mentre il comparto delle rinnovabili sostiene che gli impianti offshore possano coesistere con la pesca e, in alcuni casi, addirittura favorirne la crescita.

Per fare chiarezza e individuare possibili punti di equilibrio tra sostenibilità energetica e tutela della pesca, abbiamo intervistato Fulvio Mamone Capria, Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (Aero).

L’intervista affronta temi centrali come la coesistenza tra energie rinnovabili e pesca tradizionale, le prospettive per la multifunzionalità del mare e il ruolo della scienza nel garantire un equilibrio sostenibile tra innovazione tecnologica e tutela degli ecosistemi marini.

Presidente Mamone Capria, negli ultimi tempi l’energia eolica offshore è al centro di un acceso dibattito. Come risponde alle preoccupazioni espresse dalle associazioni dei pescatori riguardo ai presunti impatti negativi degli impianti sul settore della pesca?

Mi preme precisare che l’intero settore delle rinnovabili dal mare sta dialogando con molte marinerie locali per informali correttamente sulle tempistiche, gli spazi marittimi impegnati, le ricadute positive e anche le possibilità criticità, aprendo una sorta di dialogo costruttivo e d’ascolto. Purtroppo, le analisi tecniche che alcuni rappresentanti del mondo della pesca hanno elaborato sono fuorvianti, in quanto hanno immaginato che più di 100 impianti di eolico offshore in Italia potessero, a breve, essere realizzati nei mari italiani. Non è così, neanche nel migliore degli scenari.

Quali sono i numeri esatti dell’eolico offshore e qual è la geografia attuale dei progetti approvati in Italia?

In Italia ci sono 129 progetti, per un totale circa 80,5 GW, che hanno fatto richiesta di connessione alla rete di Terna; di questi però, solo per 49 GW, ossia 75 progetti, sono stati accettati i preventivi di connessione di Terna e solo per 20 progetti, per circa 15 GW, è stato avviato l’iter di Valutazione di Impatto Ambientale presso il MASE. È doveroso precisare, pertanto, che degli 84 progetti ai quali fa riferimento l’allarmante comunicato di alcune associazioni di categoria del mondo della pesca, solo una minima percentuale rappresenta l’obiettivo al 2030 e che anche gli scenari più ambiziosi difficilmente prevedono una potenza installata superiore ai 20 GW al 2040. Geograficamente i progetti più ambiziosi si articolano in Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Lazio e nell’Alto Adriatico.

Lei ha dichiarato che la crisi della pesca a strascico è indipendente dall’eolico offshore e strettamente legata invece alla sostenibilità delle risorse marine. Può spiegare meglio questa sua affermazione?

La Commissione Europea ha presentato nel 2023 un Piano d’Azione per la protezione dei fondali marini, anche attraverso l’eliminazione graduale, entro il 2030, della pesca a strascico o con le draghe nelle aree marine protette e per la tutela del 30% dei mari europei. E’ un percorso che, nonostante l’Italia cerchi di opporsi e sottovalutare, punterà ad una riduzione costante delle giornate di lavoro per chi opera la pesca a strascico (che ricordiamo non è una modalità selettiva di prelievo ittico), al divieto di pesca in alcune aree vulnerabili nonché alla riduzione delle flotte attive con incentivi per chi rinuncerà alle licenze di pesca rottamando le proprie imbarcazioni. Non credo che il problema al 2030, quindi, sia quello di veder realizzato qualche progetto di eolico offshore in mare.

Ha parlato di possibili benefici derivanti dagli impianti offshore, come il ripopolamento degli stock ittici e la creazione di nuove opportunità per il comparto ittico. Ci può fornire esempi concreti di queste sinergie positive?

L’attuale sforzo di pesca non è più compatibile con la protezione delle specie ittiche e degli habitat marini. È doveroso comprendere le preoccupazioni di un intero comparto ma è essenziale analizzare le reali motivazioni che hanno determinato una crisi oramai irreversibile e ragionare insieme – così come stiamo facendo con Federpesca e Flai Cgil – per costruire un percorso di confronto vero, fondato sugli effettivi dati progettuali, puntando alla coesistenza di diversi interessi in mare che generi nuovi benefici. Realizzare impianti di eolico in mare significherà consentire ad alcune aree di ripopolarsi di stock ittici oggi quasi o del tutto scomparsi. Un beneficio per i pescatori che potranno proseguire al di fuori di queste aree le loro attività di prelievo. Esistono numerosi studi scientifici che evidenziamo che una progettazione rigorosa, approcci e criteri standardizzati per la valutazione dell’impatto ambientale sono cruciali per lo sviluppo ecosostenibile delle installazioni FOWF. I parchi eolici offshore galleggianti, se adeguatamente pianificati, monitorati e implementati, possono essere ecocompatibili con gli ecosistemi marini e di acque profonde, andando a creare zone di sosta, rifugio, alimentazione e riproduzione per numerose specie ittiche. Un aspetto positivo per la biodiversità, ma anche per le marinerie che all’esterno degli impianti potrebbero beneficiare di questo aumento della risorsa ittica.

Un tema chiave che emerge è quello della multifunzionalità della pesca, con attività complementari come acquacoltura, mitilicoltura e pescaturismo. Come ritiene che queste attività possano essere integrate e valorizzate in collaborazione con il settore delle energie rinnovabili?

Con appositi studi e valutazioni tecniche si potranno costruire progetti di acquacoltura e mitilicoltura in alto mare creando apposite sinergie con i pescatori che vorranno ampliare la loro attività multifunzionale. Sappiamo bene che chi fa strascico e pesca industriale non ha niente a che fare con le iniziative di acquacoltura, ma è anche vero che se vogliamo formare una nuova classe imprenditoriale nel mondo della pesca, tra i tanti giovani che non intendono rischiare e soffrire come chi pesca per giorni con natanti d’altura, dobbiamo puntare a nuove forme di impresa del settore. Il consumo del pesce d’importazione ha raggiunto percentuali incredibili in Italia. Pensare di creare forme cooperative anche coinvolgendo in forme di partenariato, ove possibile, gli stessi imprenditori delle rinnovabili, con credibili e ambiziosi progetti di allevamento sostenibile, potrà solo che arricchire le imprese della pesca e accrescere la loro rilevanza e competitività nazionale.

Molti pescatori temono una riduzione delle zone di pesca a causa degli impianti offshore. Quali misure concrete possono garantire una reale coesistenza tra energia rinnovabile offshore e le attività di pesca tradizionale?

Come abbiamo detto in precedenza, la riduzione delle aree di pesca a causa degli impianti offshore è irrilevante. Tenendo presente che molti pescatori, per metodologia di pesca, neanche si avventurano a 10/12 miglia dalla costa, laddove l’area di un impianto di eolico offshore coincida con un’area di sfruttamento della pesca a strascico, è ovvio che siamo disponibili a confrontarci per trovare le soluzioni più idonee per contemperare le esigenze di produzione di energia pulita con le attività di pesca. Ma va studiato caso per caso, senza ingigantire uno scenario che, dal nostro punto di vista e lo ribadiamo, non è preoccupante per il settore ittico.

Quanto è rilevante l’approccio scientifico per rassicurare i pescatori e assicurare un equilibrio tra innovazione tecnologica e la salvaguardia degli ecosistemi marini?

Di fronte ad un evidente e preoccupante cambiamento climatico serve sempre un approccio scientifico e non ideologico quando si parla di una risorsa unica e preziosa come il mare, che dà ossigeno e cattura la CO2. Proprio per questi motivi la gran parte dei nostri soci ha avviato campagne di scoping, che non sono altro che verifiche preliminari che hanno la finalità di definire i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali si elaborerà la valutazione ambientale. In particolare, nell’ambito di questa fase vanno stabilite indicazioni di carattere procedurale (autorità coinvolte, metodi per la partecipazione pubblica, ambito di influenza, metodologia di valutazione adottata, ecc.) e indicazioni di carattere analitico (presumibili impatti attesi dall’attuazione del Piano, analisi preliminare delle tematiche ambientali del contesto di riferimento e definizione degli indicatori). Chi ha realizzato i nostri scoping sono i migliori biologi marini italiani afferenti alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, al Conisma e alle maggiori Università italiane con discipline legate allo studio del mare. Una garanzia sulla conoscenza dei nostri mari e dei fondali che porterà benefici all’intera comunità scientifica e anche al mondo della pesca in quanto sono state attivate, anche per mezzo di tanti nostri soci specializzati nelle survey marine e nei rilievi ambientali, monitoraggi con altissima innovazione tecnologica e con l’uso di strumentazione all’avanguardia. Dei fondali ubicati nei nostri progetti conosciamo ormai tutto e, non le nascondo, che le devastazioni causate dall’uomo superano ogni immaginazione.

Esistono esempi virtuosi a livello internazionale di coesistenza tra impianti eolici offshore e pesca? Quali best practice possiamo adottare in Italia per replicare questi modelli di successo?

Esistono interazioni tra le marinerie del Nord Europa e le società che più di trent’anni fa hanno avviato progetti di eolico offshore in quegli specchi acquei. Ci sono esempi di protocolli d’intesa efficaci e altri in fase sperimentale. Io credo che nel Mediterraneo ci siano tutte le condizioni per valorizzare gli interessi economici dei pescatori, tutelare la biodiversità e produrre energia rinnovabili con l’eolico offshore e il fotovoltaico galleggiante. Dobbiamo guardare al futuro e saper cogliere le opportunità che la transizione ecologica ci spinge ad attivare. Ogni comparto deve rigenerarsi e guardare al futuro per essere meno impattante e più sostenibile. Abbiamo ancora tempo per costruire le nostre best practices e adattarle ai casi specifici, avviando un costante monitoraggio progettuale e diventando anche un modello positivo per altri Paesi del Mediterraneo che hanno le stesse nostre ambiziosi in termini di produzione energetica dal mare e di sostenibilità della pesca.

Il dialogo con le marinerie e le associazioni di categoria è fondamentale per affrontare questa transizione. Quali sono le prossime iniziative che Aero intende promuovere per costruire un percorso condiviso tra energia rinnovabile e comparto della pesca?

È fondamentale l’ascolto e il dialogo. Lo stiamo facendo, come accennavo in precedenza, con la Federpesca e la Flai Cgil, ma molti nostri soci lo alimentano anche con il mondo delle cooperative territoriali. Attraverso una cornice nazionale d’intenti dovremmo andare a definire, caso per caso, le azioni comuni e le intese per far coesistere i due settori. Nel 2024 abbiamo partecipato a tante iniziative locali organizzate da diversi attori del mondo della pesca e nel prossimo anno proseguiremo questa maratona di corretta informazione. Siamo amici dei pescatori e solo insieme potremmo coniugare quel necessario equilibrio che deve consentire ai nostri mari di continuare a svolgere quella preziosa funzione ecologica che alimenta la vita di tutti noi. È un obiettivo comune e non di una sola categoria. Per questo resto ottimista sulla capacità collettiva di costruire un percorso integrato che dia equilibrio e visione a vantaggio delle nuove generazioni.

Energia eolica offshore e pesca: intervista al Presidente di AERO

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Pesca: nel bilancio regionale veneto 3 milioni in tre anni per le calamità naturali

Pesca: nel bilancio regionale veneto 3 milioni in tre anni per le calamità naturali

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Sono 3 i milioni di euro messi a bilancio dalla Regione Veneto, 1 milione per ciascuna annualità a partire dal 2025 e fino al 2027, per sostenere le avversità e le emergenze incontrate dal settore pesca veneto. “Si tratta di uno stanziamento che si somma agli ampi sforzi messi a terra in questi anni per un comparto che è strategico per il Veneto, non solo dal punto di vista socio-economico ma anche identitario”.

Lo dichiara l’assessore regionale alla pesca, Cristiano Corazzari, per chiarire il contenuto dell’articolo 13 del collegato alla Legge di stabilità regionale 2025 – 2027 approvata la settimana scorsa.

“Lo stanziamento nasce con il fine di contrastare le avversità emergenti nel settore primario e della pesca derivanti da fattori biotici, climatici e meteorologici, da pratiche agricole, dalla globalizzazione e da ogni altro intervento sull’uso del territorio. Spetterà poi alla Giunta regionale, con apposita delibera, stabilire le diposizioni attuative, anche sulla base del confronto che avverrà al tavolo tecnico permanente costituito presso Veneto Agricoltura, coinvolgendo le principali associazioni di categoria e tutti i settori della pesca, di tutte le aree del Delta del Po e della costa veneta” conclude Corazzari.

(Cma/Adnkronos)

ISSN 2465 – 1222

FONTE ADNKRONOS

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“e-FISHING”, l’Operazione della Guardia Costiera a tutela della filiera della pesca

“e-FISHING”, l’Operazione della Guardia Costiera a tutela della filiera della pesca

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Con l’approssimarsi delle festività natalizie, periodo in cui la domanda di prodotti ittici cresce considerevolmente, la Guardia Costiera, in linea con il Piano Operativo Annuale 2024 deciso nell’ambito dalla Cabina di Regia istituita presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha avviato una mirata campagna di prevenzione e di contrasto, a livello nazionale, per individuare potenziali fattispecie illegali nel settore che, nel tempo, si sono concretizzate anche attraverso nuovi canali, non convenzionali, al passo con lo sviluppo del mondo digitale.

Lo scopo è garantire la qualità dei prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani ed il rispetto delle disposizioni nazionali e internazionali in materia di tutela delle risorse ittiche e dell’ambiente marino evitandone il depauperamento e contestualmente anche quello di garantire la leale concorrenzialità sul mercato tra gli operatori prevenendo il diffondersi di pratiche illegali.

LE FASI

L’operazione complessa “e-FISHING”, attiva su tutto il territorio nazionale e in corso fino a gennaio 2025, si è articolata in una preliminare fase di “analisi”, durante la quale sono stati individuati i target di possibile interesse mediante un attento monitoraggio del territorio – anche attraverso le piattaforme social e dell’e-commerce, a cui ha fatto seguito una seconda fase “operativa”, che ha permesso di attuare un contrasto diretto alle attività di pesca illegale attraverso l’esecuzione delle verifiche preventivamente pianificate.

L’OBIETTIVO

Il focus dell’operazione è incentrato a tutelare il prodotto ittico made in Italy, scoraggiando pratiche illecite – anche informatizzate – finalizzate a carpire la buona fede del cittadino, danneggiare la risorsa ittica e a minare la concorrenza leale sul mercato tra gli operatori del settore. L’operazione condotta dalla Guardia Costiera si è concentrata quindi sull’attività di prevenzione e di contrasto, a livello nazionale, per individuare potenziali fattispecie illegali nel settore, che coinvolgano in particolare le importazioni e la commercializzazione di prodotti ittici provenienti da paesi terzi, la cattura e commercializzazione di specie con consentite e la compravendita di pescato in assenza delle informazioni obbligatorie in materia di tracciabilità.

Pratiche illecite che, nel tempo – e in linea con il nome stesso che si è voluto attribuire all’operazione – si sono concretizzate anche attraverso nuovi canali non convenzionali utilizzati per l’attività di rivendita e la promozione di servizi di ristorazione, come l’e-market e le piattaforme social, al passo con lo sviluppo del mondo digitale.

Si tratta di comportamenti disonesti che compromettono non solo la qualità del prodotto destinato alla vendita, ma pregiudicano anche la concorrenza leale e la capacità del cittadino di scegliere consapevolmente.

Tale attività di monitoraggio e verifica, pertanto, oltre a prevenire e individuare eventuali atti illeciti mira a garantire una filiera ittica virtuosa, che permetta di far giungere sulle tavole degli italiani prodotti sicuri, certificati e garantiti.

LA MACCHINA ORGANIZZATIVA

Il dispositivo messo in campo – coordinato a livello nazionale dal Centro di Controllo Nazionale Pesca del Comando Generale della Guardia Costiera e articolato a livello territoriale sui Centri di Controllo Area Pesca (CCAP) delle 15 Direzioni Marittime regionali – ha visto l’impiego di oltre 1.500 militari e oltre 450 tra mezzi terrestri e aeronavali della Guardia Costiera e ha portato, ad oggi, all’effettuazione di 10.000 controlli, che consentiranno agli italiani di acquistare sul mercato prodotti ittici di qualità e garantiti, valorizzando il lavoro degli operatori del settore onesti che rispettano le normative vigenti, a tutela del prodotto “made in Italy”.

RISULTATI DELL’OPERAZIONE “E-FISHING”:

Questi i dati salienti:

  • 746 illeciti tra amministrativi e penali;
  • 233 attrezzi da pesca sequestrati;
  • sanzioni pecuniarie che ammontano a oltre 1 milione di euro;
  • circa 200 tonnellate di prodotto ittico sequestrato.

ATTIVITA’ PIU’ SIGNIFICATIVE

Nell’ambito dell’operazione nazionale “e-FISHING”, di seguito alcune delle attività più significative condotte dai Comandi territoriali della Guardia Costiera.

  • la Guardia Costiera di Roma-Fiumicino, congiuntamente al personale della ASL Roma, ha posto sotto sequestro 670 kg. di prodotto ittico scaduto presso un centro di distribuzione all’ingrosso di Roma, destinato a essere distribuito a ristoranti etnici: un vero e proprio “outlet” del prodotto ittico, dove poter acquistare prodotti congelati – da somministrare al pubblico – prossimi alla scadenza, a prezzo ovviamente più basso, per battere la concorrenza, senza garanzie di qualità e salubrità e con seri rischi per il cittadino.

–       la Guardia Costiera di Bari, a seguito del monitoraggio di un’attività di e-marketingeffettuata sulle principali piattaforme digitali (quali Facebook, Instagram e TikTok), ha effettuato un sequestro di ricci di mare per mancanza di rintracciabilità, verosimilmente frutto di pesca di frodo in acque pugliesi (ove vige il divieto regionale); inoltre, a seguito di una mirata attività di intelligence, anche con appostamenti notturni, la Guardia Costiera di Bari ha sequestrato 10 kg. di datteri di mare a due pescatore di frodo, i quali sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria.  

  • la Guardia Costiera di Ravenna, nel monitorare le piattaforme social ha individuato un video, divenuto “virale”, del proprietario di un ristorante etnico che si adoperava per strada intento nell’ “inusuale” attività di pulizia di un tonno. A seguito dei controlli effettuati dal personale della Guardia Costiera all’interno del ristorante, sito nel centro di Bologna, è stato rintracciato del prodotto ittico congelato non tracciato e pertanto è sottoposto a sequestro;
  • la Guardia Costiera di Livorno ha sequestrato presso una pescheria di Prato circa 70 esemplari della specie denominata “granchio cinese”, la cui detenzione allo stato vivo e la commercializzazione sono vietate in quanto inserita nella lista europea delle specie altamente invasive. Inoltre, a seguito dei controlli presso punti vendita all’ingrosso e al dettaglio, la Guardia Costiera di Livorno ha posto sotto sequestro 1.250 kg. di prodotto ittico non tracciato e scaduto; 
  • la Guardia Costiera di Palermo, a seguito di un’attività di monitoraggio dei social network, ed in particolare dopo aver notato un soggetto che pubblicizzava la vendita di prodotti ittici sulla piattaforma social “TikTok”, ha effettuato il sequestro di 545 kg. di prodotto ittico vario, privo delle informazioni obbligatorie in materia di tracciabilità, che veniva venduto abusivamente su strada. La mancata tracciabilità e pertanto l’impossibilità di definirne l’origine ha portato anche al rigetto a mare di 40 astici rinvenuti e considerati, a seguito di controllo da parte del personale sanitario, ancora vivi e vitali; inoltre, a seguito del controllo presso un centro di deposito, la Guardia Costiera di Palermo ha posto sotto sequestro oltre 30 tonnellate di prodotto ittico scaduto.

RISULTATI ATTIVITA’ ANNUALE – 2024

Al netto dell’operazione complessa “e-FISHING”, l’impegno della Guardia Costiera nella funzione di controllo del settore della pesca, in linea con il Piano Operativo Annuale 2024 deciso nell’ambito dalla Cabina di Regia istituita presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, prosegue tutto l’anno per garantire la qualità dei prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani, salvaguardando il cittadino, la risorsa ittica e l’ambiente.

Nel 2024, infatti, è di oltre 9 milioni di euro l’importo totale delle sanzioni comminate, con oltre 800 tonnellate di prodotto irregolare sequestrato – impedendone così l’ingresso ella filiera commerciale, a tutela del cittadino – principalmente per illeciti connessi alla mancanza delle informazioni obbligatorie relative alla tracciabilità del pescato, che accerta la genuinità e la provenienza del prodotto. Nel corso dell’anno, l’azione di contrasto alla pesca illegale ha permesso di effettuare sull’intero territorio nazionale oltre 100.000 verifiche e ispezioni approfondite sia in mare che lungo la filiera commerciale, con un monitoraggio continuo, dalla cattura del pescato fino alla vendita al cittadino.

“Quest’operazione – ha dichiarato il Comandante Generale della Guardia Costiera Ammiraglio Ispettore Capo Nicola Carlone – si inquadra in un sistema di controlli consolidato, che viene svolto costantemente dalla Guardia Costiera, in mare come a terra, nell’ambito delle sue competenze in dipendenza funzionale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, che consentirà agli italiani di acquistare sul mercato prodotti ittici sicuri e di qualità, garantendo una filiera ittica virtuosa in grado di valorizzare e tutelare il lavoro degli operatori del settore che rispettano le normative vigenti e promuovendo il prodotto made in Italy”.

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